Volge al lieto fine la brutta avventura di Pajtim Kokoshi, un 78enne residente a Trani, che a dicembre 2020 era stato contagiato dal Covid-19 e in poco tempo era finito in terapia intensiva presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Consorziale Policlinico di Bari.
«Un uomo sportivo – raccontano i familiari – che nonostante l’età non prende mai l’ascensore per salire in casa, utilizzando sempre le scale. Una persona energica e sana, che non si era mai ammalata gravemente».
Ricoverato la sera del 31 dicembre 2020, Pajtim ha passato il suo compleanno, che risale il primo dell’anno, in quel letto di ospedale con accanto solo il personale sanitario. Sono stati proprio questi ultimi che hanno fatto in modo che al 78enne non mancassero gli auguri dei suoi familiari. Allo scoccare della mezzanotte lo hanno collegato con loro attraverso una videochiamata, festeggiando assieme a lui.
Nel giro di pochi giorni il suo stato di salute si era però aggravato velocemente, finendo poi intubato per quasi due mesi. Sono stati giorni e notti non facili, di sofferenza e angoscia per il signor Kokoshi e tutti i suoi familiari.
Lui non ha mai mollato nonostante tutto, e questo grazie anche al personale medico e gli operatori sanitari che con grande umanità e professionalità si sono presi cura di lui verso la guarigione. Il signor Kokoshi riconosce che se ora si trova accanto alla sua famiglia, «è grazie a questi angeli che mi hanno riportato in vita».
Per questo, Pajtim Kokoshi e i suoi familiari rivolgono un ringraziamento speciale per tutto il personale medico, infermieri e oss, per le continue cure e per l’assistenza che le hanno dato nel periodo più critico di questa malattia.
«Sarò sempre riconoscente a loro – dichiara il 78enne guarito – grazie alla loro dedizione mi sono sentito protetto e mai abbandonato: il Prof. Brienza e Dott. Ribezzi - U.O. di Rianimazione Covid; la Prof.ssa Carpagnano - UTIR (Unità di Terapia Intensiva Respiratoria); il Prof. Palmieri - della Medicina Interna Ospedaliera; la Prof.ssa Saracino - Malattie Infettive».
La riabilitazione del paziente è terminata solo da pochi giorni: un incubo di sette mesi e mezzo che volge al lieto fine.
