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Tavole degli Statuti Marittimi, l'artista Lomuscio: «Misura della poca stima e considerazione che si ha del loro valore»

Ora ci sono...ora non ci sono più. Poi ritornano e poi scompaiono ancora! Le Tavole degli Statuti Marittimi al centro di un esperimento di magia... o di comunicazione...? O forse una semplice provocazione al nostro torpore, per vedere se eravamo attenti?  

Pare che ciò che conta sia dimostrare che si è fatto il proprio dovere in ambito di tutela e salvaguardia di un bene pubblico, appartenente al  Patrimonio storico e culturale  della città. Ma, se è vero che per tutela s’intende la conservazione di un bene, viene spontaneo domandarsi: quelle tavole sono mai state restaurate come promesso? Mi auguro solo che il lavoro di montaggio e smontaggio non le abbia ulteriormente danneggiate creando problemi al loro restauro. Ammesso che ne sia stato predisposto uno.

L’attuale ed evidente stato di degrado in cui oggi versano, dopo essere state trasferite nell’aiuola della rotonda prospiciente la Caserma, all’ingresso della città, è la misura, purtroppo, della poca stima e considerazione che si ha di un’opera e del suo valore simbolico.

Quelle Tavole erano nate nel 2011 col desiderio e la nobile intenzione di celebrare gli Ordinamenta Maris promulgati secoli fa da uomini illustri di questa città perchè diventassero i famosi Statuti Marittimi riconosciuti ancora oggi in tutto il mondo come Codice comune di Navigazione. Furono realizzate dall’Amministrazione del Sindaco Tarantini e con la supervisione della Soprintendenza ai Beni Culturali di Bari. Fortemente volute al centro di Piazza Longobardi proprio per sottolinearne l’autorevolezza di ciò che rappresentano.

Oggi vedere quelle Tavole trattate come oggetti o cose, mi porta a pensare invece, non tanto alla poca considerazione che si ha dell’opera, quanto al modesto riconoscimento che si ha del loro VALORE.   

Credo che l’arte siamo noi, riflette il nostro modo di pensare e di agire verso le cose e le persone. Tutto questo viene letto in un monumento e non solo in quello che dice ma anche in come lo dice.

Ora ci siamo e poi non ci siamo più.

Ma Quelle tavole sono ancora lì, che parlano. E tra le righe di quelle scritte, gridano. Esigono attenzione e rispetto, non per quello che sono ma per cosa rappresentano... la nostra IDENTITA', fatta di segni e di simboli.

Quelle tavole, siamo noi.

Un monumento che ci rappresenta, nel bene e nel male.

Ci ricordano quanto siamo stati grandi  in passato, e chi siamo diventati oggi. Ridimensionare la storia, credo non giovi a nessuno. Fare per fare, non è un bene. Fare bene è molto meglio, e talvolta, necessario.

Giuseppe Antonio Lomuscio

                                                                                                           


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