Guardare il dito, e non la luna: non sarà più così. La chiusura del passaggio a livello di via De Robertis, al centro di un acceso dibattito sulle alternative per i pedoni, va ricondotta alla ragione principale che l’ha resa necessaria: la sicurezza. Soppressi altri due l'anno scorso, dal 2026 il varco di Trani è stato il pericoloso d’Italia, con quattro vittime negli ultimi anni e una storia di incidenti, guasti e situazioni di rischio.
La sua pericolosità era stata segnalata già nel 2003 dal comitato di quartiere Stadio. Nel 2007 la Procura di Trani dispose il sequestro probatorio dell’impianto per ipotesi legate al pericolo di disastro ferroviario e all’attentato alla sicurezza dei trasporti. La chiusura provocò allora pesanti disagi alla mobilità del quartiere, affrontati con presidi, navette e interventi per rendere fruibile il sottovia pedonale di via Verdi.
Dopo il sequestro fu introdotto un sistema automatico di protezione, il Paipl, capace di rilevare ostacoli e pedoni sotto le sbarre e di bloccare rapidamente la circolazione ferroviaria. Anche questo dispositivo, però, è stato più volte messo in difficoltà da comportamenti irresponsabili: nel 2024 una barriera venne sollevata manualmente, provocando il blocco dell’impianto e gravi ripercussioni sul traffico ferroviario e cittadino.
Il bilancio delle tragedie comprende l’investimento mortale di un 50enne nel maggio 2025 e quello di un 44enne nel marzo 2026, oltre a precedenti episodi ricondotti tecnicamente al passaggio a livello. Tra i più dolorosi resta la morte del 15enne Nicholas de Santis, il 20 dicembre 2015, travolto dal vortice provocato dall’incrocio di due treni mentre si trovava oltre la banchina.
La chiusura definitiva, dunque, non rappresenta soltanto una questione di viabilità o di collegamenti pedonali alternativi, ma l’epilogo di una vicenda lunga decenni, segnata da incidenti, allarmi e problemi di sicurezza.


