«Formali e irrevocabili dimissioni». Così il sindaco Marco Galiano ha voluto qualificare, nella nota con cui ha lasciato la guida della città, la propria decisione. Un aggettivo netto, che sembra chiudere ogni spiraglio, ma che deve fare i conti con la legge: l'articolo 53 del Tuel, richiamato dallo stesso primo cittadino nella lettera, stabilisce infatti che le dimissioni del sindaco diventano efficaci e irrevocabili soltanto trascorsi venti giorni dalla loro presentazione al consiglio comunale. Fino al 15 ottobre, dunque, la partita resta formalmente aperta.
COSA DICE LA LEGGE
Il meccanismo è pensato proprio per evitare che una crisi, magari maturata sull'onda di uno scontro politico, porti automaticamente allo scioglimento del consiglio comunale. Durante i venti giorni Galiano resta regolarmente in carica, con tutte le sue prerogative, e può ritirare le dimissioni con una semplice comunicazione. Se ciò non dovesse accadere, dal giorno successivo alla scadenza del termine si aprirà la strada allo scioglimento del consiglio e alla gestione commissariale, fino al primo turno elettorale utile.
L'aggettivo «irrevocabili», in altri termini, non ha alcun valore giuridico: nessuna dichiarazione del sindaco può accorciare o annullare il periodo previsto dalla norma. Ha, semmai, un peso tutto politico, e suona come un messaggio preciso rivolto alla sua stessa maggioranza.
LE RAGIONI DELLO STRAPPO
La motivazione, del resto, è scritta nero su bianco: «La decisione è motivata dalla verifica dell'impossibilità di trovare una sintesi politica sui temi all'ordine del giorno dell'agenda amministrativa della città». Il riferimento, neppure troppo velato, è al dimensionamento scolastico, con l'ipotesi del nuovo istituto comprensivo De Amicis - Rocca, sul quale la seduta di giunta era slittata a causa degli equilibri interni alla coalizione di centrosinistra, composta da Pd, Avs, Italia Viva, Popolari con Galiano e Per Trani. Lo stesso sindaco, nell'incontro con i genitori, aveva ammesso che il freno non arrivava né dalle famiglie né dagli uffici, ma dalla politica.
VENTI GIORNI DI TRATTATIVE
Da oggi, pertanto, si apre una finestra che la maggioranza sarà chiamata a sfruttare, se vorrà evitare di consegnare la città a un commissario a poco più di tre mesi da un ballottaggio vinto per appena 551 voti. Nel frattempo, sul tavolo restano dossier che non possono aspettare: la chiusura del passaggio a livello di via De Robertis, fissata per lunedì 28 settembre, l'emergenza degli alloggi Arca Puglia e gli equilibri delle partecipate Amet e Stp. Venti giorni, dunque, per capire se quell'«irrevocabili» sia davvero l'ultima parola o soltanto la prima mossa di una trattativa.
