Le dimissioni anticipate del sindaco, Marco Galiano, non sono le prime nella storia recente della città, ma, qualora dovessero consolidarsi, aprirebbero per Trani una stagione di commissariamento di almeno sei mesi e una campagna elettorale destinata a entrare negli annali.
Prima di lui, avevano lasciato anzitempo la fascia tricolore Pinuccio Tarantini, nel dicembre del 2006, e Luigi Nicola Riserbato, nel gennaio del 2015. In entrambi i casi, nessuno dei due tornò sui propri passi entro i venti giorni previsti dalla legge.
Tarantini, in particolare, sfidò la maggioranza con cui era entrato in aperto contrasto, riproponendosi al giudizio degli elettori e venendo rieletto con amplissimo consenso alle amministrative del 2007: fu così che ebbe inizio il suo secondo mandato consecutivo.
Se Galiano decidesse di ritirare le dimissioni, sarebbe dunque il primo sindaco a farlo dopo i due predecessori. Tuttavia, l'averle definite «irrevocabili» nella sua nota può rappresentare un messaggio politico tutt'altro che insignificante, tanto nei confronti della maggioranza quanto della città.
Se le dimissioni del primo cittadino si consolidassero, Trani sarebbe commissariata da metà ottobre fino ad almeno il 15 aprile 2027, quando si aprirebbe il periodo di legge di due mesi, fino al 15 giugno, entro il quale saranno fissate le prossime elezioni amministrative.
In altre parole, non meno di sei mesi di gestione commissariale della città e una campagna elettorale che, se così fosse, sarebbe davvero la più lunga e stressante di tutti i tempi.
