«Se ci si occupa della cosa pubblica, l'interesse della città deve essere al primo posto». È questo il pensiero di Giuseppe Tarantini, ex sindaco di Trani ed oggi primario di Ematologia all'ospedale di Barletta, all'indomani delle dimissioni di Marco Galiano. L'occasione per ascoltarlo è stata la Passeggiata Ail, tenutasi questa mattina in città e della quale lo stesso Tarantini è stato fra gli organizzatori: a raccoglierne le riflessioni, a margine della manifestazione, è stato Antonello Bovio.
Tarantini è stato fra le ultime persone ad incontrare Galiano nelle vesti di sindaco: venerdì mattina, infatti, entrambi erano presenti alla presentazione della manifestazione di fitwalking. Poche ore dopo, nel pomeriggio, sono arrivate le dimissioni. «Sono rimasto molto sorpreso - racconta - perché, avendolo incontrato la mattina, sinceramente non ho avuto alcuna sensazione che potesse accadere qualcosa del genere».
Per Tarantini le dimissioni non sono un'esperienza estranea: lui stesso, durante il primo mandato, lasciò la fascia tricolore, salvo poi trionfare alle elezioni successive. Nessuna porta sbattuta, però, ci tiene a precisare. «Mi dimisi non per sbattere la porta, ma perché dovevo onorare una promessa fatta ai cittadini. Avevo detto che, la prima volta in cui fosse venuto meno il numero legale in consiglio comunale, saremmo andati tutti a casa, perché questo ritarda l'iter di tutte le iniziative che un'amministrazione può intraprendere».
E a chi gli chiede cosa si senta di dire a Galiano, risponde senza vestire i panni del consigliere. «Non credo che abbiano bisogno dei miei consigli - premette - ma diciamo che il consiglio vale per tutti, anche per me: se ci si occupa della cosa pubblica, l'interesse della città deve essere al primo posto, soprattutto al di là delle questioni personali».
Oggi Tarantini è un libero cittadino e non fa più politica attiva, ma osserva con attenzione la disaffezione di tanti elettori, stanchi di quello che percepiscono come marcio. «Il problema non è il marcio - sostiene - ma il modo con cui la politica si affronta. Non vorrei usare paroloni, ma per fare politica bisogna studiare, valutare, capire. Se non ti fai una tua idea, è difficile innanzitutto applicarla, visto che non ce l'hai, e soprattutto è difficile che tu possa comunicarla e coinvolgere gli altri. E se non coinvolgi le persone attraverso le tue idee, attraverso che cosa le coinvolgi? Attraverso la spicciola pratica quotidiana della politica, nei confronti della quale nutro il massimo rispetto, ma non può essere solo quello».
La ricetta, dunque, è una sola. «Rinnamorarsi della politica vuol dire riappropriarsi di queste caratteristiche - conclude - ed è quello che dovrebbero fare i più giovani. Io, ormai, vado verso la pensione».
