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Trivellazioni, la Regione conferma e rafforza il «no» anche alle ipotesi di frazionamento

“La Puglia non vuole piattaforme petrolifere a largo dei propri mari, i pugliesi in più occasioni hanno chiaramente detto nelle piazze che non voglio piattaforme a largo del nostro mare. A nome dei pugliesi vengo a ribadire questo concetto anche qui, davanti a voi, certo di trovare riscontro nei colleghi che rappresentano le altre regioni. La verità è una soltanto: il Mediterraneo non è idoneo ad ospitare impianti industriali di sfruttamento di idrocarburi, sia per i contrasti sotto il profilo ambientale e degli interessi economico-sociali presenti, sia in considerazione delle ipotizzabili, disastrose conseguenze che potrebbero venire da incidenti in questi impianti. Per questo vogliamo che diventi un 'no-oil area' e su questo punto cercheremo l'appoggio delle altre istituzioni costiere”. Così l'Assessore alla Qualità dell'Ambiente della Regione Puglia, Lorenzo Nicastro, si è espresso in audizione presso la commissione del Senato che si occupa di temi ambientali.

“Non più tardi di una settimana fa su mia proposta, la Giunta Regionale ha adottato una deliberazione che ribadisce la posizione contraria della Puglia nell'ambito dei procedimenti Ministeriali di VIA che riguardano ben 11 permessi di ricerca di idrocarburi nel mare prospiciente il nostro territorio presentate da Northern Petroleum Ltd, Petroleum Geo Service, Spectrum Geo Ltd, ribadendo quanto aveva già fatto per altre richieste delle medesime aziende e per quelle di altre aziende come la Shell. Sui precedenti pareri negativi ratificati dalla Giunta ed inviati al Ministero competente – prosegue Nicastro - è stato eccepito che le valutazioni di impatto sull'ecosistema marino, sull'ambiente, sull'economia regionale e sulla vocazione turistica ed enogastronomica del nostro territorio guardassero alla coltivazione di eventuali sacche di idrocarburi non solo alle prospezioni. In realtà scindere le due fasi appare una maniera per minimizzare i rischi, così come tendono a fare le aziende proponenti. Noi, in qualità di amministratori, siamo chiamati a prendere qui ed ora decisioni che rischiano di palesare i propri effetti nei prossimi decenni. E la scelta della Puglia va nettamente nella direzione delle fonti rinnovabili con una chiara volontà di non tornare al “medioevo energetico” delle fonti fossili”.

“In commissione ho sollevato il tema del frazionamento delle aree nei vari permessi di ricerca: insistono su aree ristrette e, verosimilmente, rischiano di determinar effetti devastanti. Non possiamo non considerare l'impatto cumulativo di questi interventi e, così come l'ISPRA rimarca, non applicare il concetto di 'Programma unitario di lavoro' per valutare in senso compiuto la compatibilità con l'ambiente di tutti gli interventi. Ho ribadito nuovamente – conclude Nicastro – come faccio peraltro da anni che la necessità primaria e una svolta nelle scelte di politica energetica nazionale per evitare il tortuoso commino fatto di ricorsi e controricorsi che la Puglia ha dovuto percorrere negli ultimi anni”.

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