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«Uso pubblico dei defibrillatori: a Trani, e non solo, siamo ancora indietro»

Recita così l’art.32 della nostra Costituzione: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività». Partiamo da un dato concreto: ogni anno, in Italia, circa 60mila persone muoiono in conseguenza di un arresto cardiaco, spesso improvviso e che non è preceduto da alcun sintomo o segno premonitore.

Ora entriamo nello specifico. Sappiamo ed è stato ampiamente dimostrato che in caso di arresto cardiaco improvviso un intervento di primo soccorso, tempestivo e adeguato, contribuisce, in modo statisticamente significativo, a salvare fino al 30 per cento in più delle persone colpite. In particolare, è stato dimostrato che la maggiore determinante per la sopravvivenza sia rappresentata dalle compressioni toraciche esterne (massaggio cardiaco) applicate il prima possibile anche da parte di personale non sanitario.

Senza queste tempestive manovre, che possono essere apprese in corsi di formazione di poche ore, il soccorso successivo ha poche o nulle probabilità di successo. A questo primo e fondamentale trattamento deve seguire, in tempi stretti, la disponibilità di un defibrillatore semiautomatico esterno (Dae) che consenta anche a personale non sanitario di erogare una scarica elettrica dosata in grado, in determinate situazioni, di far riprendere un'attività cardiaca spontanea.

È quanto riportato dall’Art. 5 del decreto 20/07/2013 “Linee guida sulla dotazione e l'utilizzo di defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri dispositivi salvavita” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.169 in materia di defibrillatori. Premesso che in Italia c’è già una legge che stabilisce i criteri di diffusione dei Dae ed i luoghi dove deve essere garantita la loro presenza, possiamo constatare come la cultura del primo soccorso negli ultimi anni abbia fatto passi da gigante.

Sono diversi infatti i Comuni (Gessate, Lucca, Reggio Emilia, ma se ne potrebbero menzionare tanti altri e non parliamo necessariamente di grandi città) che già si sono allineati al Decreto Balduzzi del 18/03/2011 che stabilisce ed impone non solo l’uso dei defibrillatori alle società sportive e la formazione di un dirigente per l’intervento con l’apparecchio salvavita, ma stabilisce anche i luoghi di pubblico interesse in cui debba essere garantita la presenza di un Dae. E non a caso, sono sempre più frequenti i salvataggi che si registrano grazie alla presenza sempre più diffusa di defibrillatori e di cittadini che hanno la prontezza di utilizzarli.

Ora, guardando al futuro, la prossima tappa importante da raggiungere sarà una legge a livello nazionale che preveda l’introduzione obbligatoria delle manovre salvavita nella didattica tradizionale come progetti di ampliamento dell’offerta formativa nelle scuole e l’obbligo da parte degli enti locali di installare un determinato numero di defibrillatori a seconda del numero di abitanti, da distribuire accuratamente sul territorio urbano.

Se questo fosse reso obbligatorio in tutte le scuole elementari, medie e superiori con una legge nazionale, grazie ai corsi di pronto soccorso, milioni di persone conoscerebbero le manovre salvavita. E con l’installazione, disciplinata da una legge nazionale, di apparecchiature per la rianimazione polmonare in punti strategici della città, con la nascita di veri e propri “life point”, individuabili mediante una predisposta applicazione sui telefoni cellulari, il salvataggio di una vita umana sarebbe alla portata di ciascun cittadino.

Nel giro di una generazione molto probabilmente riusciremmo a dimezzare le circa 60mila morti per arresto cardiaco in Italia e quasi sicuramente ad eliminare quelle per soffocamento da cibo, che oggi sono almeno cinquanta l’anno. Una rivoluzione culturale, quella del primo soccorso, che potrebbe inaugurare un nuovo modello di cittadinanza attiva e rappresentare, al di là dei proclami e delle tante promesse sempre disattese e mai mantenute, un grande investimento del nostro Paese nella sicurezza, nella pubblica incolumità dei cittadini, un’occasione di lavoro per istruttori addetti ai corsi di formazione sulle manovra salvavita, nonché la concreta messa in atto del principio costituzionale riconosciuto dall’art. 32 della Costituzione sopra citato. 

Abbiamo la Costituzione più bella del mondo, un manifesto programmatico bellissimo, frutto dei sogni e delle speranze che hanno animato lo spirito dei nostri Padri Costituenti: alla classe politica del nostro Paese l’arduo compito di tradurlo concretamente nel quotidiano.

Speriamo solo ne sia all’altezza.

Norberto Soldano

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