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Obbligo di laurea per i maestri scolastici, anche da Trani la Lega si mobilita in favore di chi rischia il licenziamento

«La sentenza plenaria del Consiglio di Stato di qualche giorno fa rischia seriamente di produrre il più grande licenziamento di massa della scuola italiana. Sono infatti in tutta Italia oltre 50.000 le maestre ed i maestri che, a causa degli effetti della sentenza che prevede l’obbligatorietà della laurea, rischiano di perdere il posto di lavoro».

È così che inizia un comunicato stampa, a firma di Rossano Sasso, coordinatore regionale della Lega in Puglia, sottoscritto da tutti i coordinatori provinciali e cittadini, e quindi anche da Gianni Biancofiore, coordinatore di Trani della Lega Puglia.

«Tutto ciò è assurdo se si pensa che quando questi insegnanti hanno iniziato a lavorare, il titolo abilitante all'insegnamento era costituito dal diploma magistrale. Parliamo anche di circa 3.000 docenti pugliesi sparsi in tutta Italia, e di almeno 500 che insegnano nelle scuole pugliesi: a rischio è la tenuta di tutta l'organizzazione della nostra scuola nei prossimi mesi, oltre al danno che i bambini potrebbero subire perdendo le loro maestre e la conseguente continuità didattica.

Come al solito, dinanzi alla incapacità governativa del Pd, ne fanno le spese i lavoratori della scuola, prima utilizzati dallo Stato per crescere i nostri figli, e dopo anni di sacrifici sbattuti in mezzo ad una strada con una sentenza politica. I nostri maestri e le nostre maestre, artefici di quella che da più parti è stata definita come una delle migliori scuole elementari al mondo, che vengono buttati fuori dopo anni di esperienza acquisita sul campo. Siamo vicini a tutti i diplomati magistrale e a tutti i lavoratori della scuola. Una volta al Governo con Matteo Salvini metteremo ordine in un settore importante come quello dell'istruzione massacrato e umiliato dal Pd, cercando di attuare soluzioni concrete che non penalizzino i lavoratori, tenuto conto del fatto che in questi anni il legislatore scolastico, raffazzonato e improvvisato, ha innescato anarchia e guerra tra “poveri”.

Nell'immediato, i nostri avvocati sono al lavoro per predisporre un’azione legale dinanzi ai giudici del lavoro e alla Corte di giustizia europea, per evitare il licenziamento di questi lavoratori. Lo Stato ed il Pd non possono pensare di risolvere il problema del precariato, eliminando e licenziando i precari».


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