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Scacco agli estorsori, prima di Bitonto tre sentenze a Trani. Anche Domenico Pignataro condannato, ma non con l'aggravante mafiosa

Prima della definizione delle sentenze del rito abbreviato a Bitonto, contro la maggior parte degli imputati della banda degli estorsori, tre di questi erano stati già giudicati a Trani, di cui due con il rito abbreviato ed uno con quello ordinario.

Nel patteggiamento, lo scorso 17 ottobre il Tribunale ha condannato Michele Regano alla pena di 5 anni e 2 mesi di reclusione - con 2000 euro di multa e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici - e Armando Presta a 4 anni e 6 mesi - con 1200 euro e cinque anni di interdizione -, per tentata estorsione pluriaggravata in danno di alcuni commercianti tranesi.

Le posizioni di Regano e Presta erano state stralciate dal rito abbreviato di Bitonto e trasferite al Tribunale di Trani.

Il pubblico ministero, Giuseppe Maralfa, aveva chiesto 6 anni 8 mesi per Regano e 6 anni e 3 mesi per Presta. Il Giudice ha ridotto le pene, nella misura di un terzo, in forza di quanto prevede l'abbreviato condizionato, ma ha riconosciuto per entrambi l'aggravante del metodo mafioso nel comportamento posto in essere ai danni delle vittime designate.

Peraltro, Regano è stato assolto dal reato di estorsione pluriaggravata in relazione ad un doppio episodio contestatogli, con riferimento al ritiro di alimenti da asporto ed una cena non pagata presso un ristorante, nel primo caso per non avere commesso e, nel secondo, perché il fatto non costituisce reato.

La prima sentenza relativa al sodalizio dei taglieggiatori di Trani, sgominato fra fine 2016 e inizio 2017 con l'operazione Point break, condotta da Procura e Carabinieri, era arrivata l'11 giugno scorso, per mano della Sezione penale del Tribunale di Trani.

Ha riguardato l'unico imputato per il quale il suo difensore, l'avvocato Vincenzo Operamolla, aveva optato per il rito ordinario: una scelta che ha pagato nella misura in cui a carico di Domenico Pignataro, 35 anni, è stata esclusa l'aggravante del metodo mafioso.

Peraltro, i giudici lo hanno condannato alla pena di 4 anni e 6 mesi di reclusione, 1000 euro di multa e l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, oltre al pagamento delle spese processuali e quelle di mantenimento in carcere durante la custodia cautelare.

L'aumento della pena a suo carico è stato riconosciuto per la contestata recidiva, ma è anche vero che il Tribunale ha rigettato, a sua volta, la richiesta risarcitoria formulata dal Comune di Trani nei confronti dello stesso Pignataro.

All'imputato veniva contestato soprattutto un episodio, dei nove del primo filone di indagine, relativo ad una estorsione ai danni del titolare di un bed and breakfast. Era stato Pignataro, evocando figura e pericolosità del capobanda, Vito Corda a proporsi come mediatore per indurre il titolare dell'attività ricettiva al versamento di una somma di 30.000 euro in favore di Corda.

La sentenza emanata dal Tribunale di Trani, sicuramente per effetto di valutazioni indotte dalla dalle controdeduzioni della difesa, ha escluso a carico di Pignataro comportamenti particolarmente aggressivi tali da determinare con certezza una matrice mafiosa.


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