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Trani, Barresi propone la revisione dell'Imu sulle aree fabbricabili

Queste sono le occasioni che ci permettono, in modo chiaro, di risolvere i problemi dei cittadini attraverso la politica, svolgendo semplicemente il nostro mandato.

Infatti, vi sto parlando dell’Imu: non dell’imposta che paghiamo tutti sulle abitazioni, ma l’imposta che si deve pagare sulle aree fabbricabili site nel comune di Trani.

Era urgente e necessario, già quattro anni fa, fare il bilancio di quello che ha prodotto il nuovo strumento urbanistico in dotazione; infatti, l’attuale amministrazione avrebbe dovuto riscontrare l’inefficacia del piano urbanistico , al di là di ciò che riuscì con un grande sforzo a fare l’amministrazione di centro-destra, ovvero, produrre per la città un documento epocale. 

Alla luce di quanto accaduto in questi ultimi tre - quattro anni l’amministrazione, detta del nuovo e/o del cambiamento, oggi si dovrebbe interrogare su i sacrifici che stanno affrontando molti cittadini per quanto approvato allora.

Si deve dare atto che l’attività espansiva prodotta dal nuovo strumento urbanistico oggi risulta essersi rivoltata contro. In particolare, è giunto il momento politico di guardare in faccia la realtà, ed affrontare il problema dell’edilizia legata agli immobili produttivi. La costruzione di capannoni e opifici nelle zone industriali.

Vuoi la crisi economica che si è abbattuta sul nostro paese, in particolare quella che ha colpito tutti i settori presenti sul nostro territorio, quali la lavorazione della pietra, la produzione di calzature, l’edilizia etc.; vuoi per una previsione avveniristica ed irreale di espansione delle zone industriali, sta di fatto che il settore edile legato alla costruzione di immobili produttivi è stato praticamente azzerato.  Anzi, in alcuni casi, si è assistito alla momentanea messa in inagibilità degli immobili produttivi esistenti e sfitti da anni, su tutto il territorio della città, in particolar modo situate a Nord.

Esaminando il Pug, anche per chi non è esperto in materia, è evidente che questo prevedeva nell’arco di vent’anni l’espansione della zona industriale esistente di almeno cinque volte l’attuale. Siamo realmente consapevoli che questo non si avvererà ne oggi ne fra 100 anni.

I contribuenti “fortunati” che hanno visto prima con delizia il fatto che il loro suolo era stato inserito nella zona industriale, ora sono passati allo sgomento peri aver capito che il loro suolo non sarà mai realmente industriale, che sta costando agli stessi concittadini un botto in contributi Imu e che praticamente sono fuori dal mercato con capannoni “invendibili”, e terreni con destinazione industriale che mai saranno realizzati.

Nella vendita, il più delle volte il valore minimo da dichiarare in caso di vendita del suolo è superiore al prezzo di vendita, quindi, bisognerebbe pagare le tasse su di un valore di acquisto superiore del prezzo effettivo di vendita, per non incorrere in accertamento da parte dell’Ufficio delle Entrate.

Come si fa a creare nuove aree di espansione delle zone industriali, senza aver peraltro urbanizzato sia quelle esistenti che le nuove, vista la scarsità di risorse finanziarie del Comune?

Quindi sarebbe logico, da amministratori,  essere attenti alle richieste dei cittadini,  avere la sensibilità di capire che esistono comparti extra-urbani, centri edificatori in zone di espansione che non riusciranno mai ad essere edificate, senza parlare di coloro che hanno piccoli appezzamenti di terreno presenti in grossi comparti e/o terreni nella zona agricola speciale , dove sarà necessario mettere d’accordo più proprietari per poter edificare e l’assurdo e che si lascia ai proprietari dei suoli il compito di unirsi, trovare un accordo e presentare un piano di urbanizzazione. Questa è fantascienza.

Ed è qui che la tassa patrimoniale Imu diventa assolutamente vessatoria ed iniqua per i cittadini in un momento storico fortemente mutato in questi ultimi anni a seguito delle valutazioni intervenute negli ultimi tempi, vedi i nuovi vincoli dell’autorità di bacino, valori di mercato cambiati dove i vincoli, le prescrizioni, le norme, si intersecano, si annullano e si ripresentano senza alcun senso logico. 

Alla luce di ciò, l’amministrazione attuale dovrebbe fare da subito un vero atto di coraggio a favore dei cittadini con l’approvazione della delibera consiliare delle tariffe Imu. Occorre da subito rivisitare i valori indicati nei comparti redatti nel 2011, qui accluse, un atto dovuto da noi amministratori pubblici senza che via sia rivendicazione di alcun colore politico.

È per questo importante motivo che ho presentato, in data 26/03/2019, una proposta di modifica e revisione dei valori di stima delle aree fabbricabili che verrà presentata al prossimo consiglio comunale. 

Anna Maria Barresi-Consigliere “Italia in Comune”


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