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Reddito di dignità, cinque tranesi iniziano i lavori di comunità in città

Cinque tranesi beneficiari del Reddito di Dignità (ReD) 2.0, misura prevista dalla Regione Puglia, hanno cominciato la loro collaborazione con il Comune di Trani per percorsi di cittadinanza attiva e lavori di comunità. Fino al 31 marzo del 2020, si occuperanno di attività di monitoraggio, tutela, cura e sorveglianza di aree pubbliche, come il Castello Svevo e la biblioteca comunale con il compito di tutelare il decoro pubblico e segnalare alle autorità competenti eventuali situazioni di potenziale pericolo per l’incolumità dei cittadini e il patrimonio pubblico.

Ogni beneficiario svolge la propria attività in cambio del contributo regionale ricevuto (da un minimo di 300 euro mensili ad un massimo di 500, a seconda dei parametri di ciascun soggetto e delle ore settimanali di servizio, da un minimo di 12 ad un massimo di 24), sulla base di un patto individuale di inclusione sociale attiva siglato con l’Ufficio di Piano dell’Ambito territoriale. 

Il ReD 2.0 è una misura regionale di integrazione del reddito, strumento di contrasto alla povertà assoluta e di supporto a un percorso più ampio di inserimento sociale e lavorativo, volto a sostenere persone in difficoltà, le quali offrono in cambio del contributo, servizi d’interesse pubblico.

«Oggi è un giorno importante per la nostra comunità - commenta il sindaco, Amedeo Bottaro -. Con questo strumento, da un lato riusciamo a sostenere persone e famiglie in difficoltà riducendo i rischi di emarginazione sociale, dall’altro offriamo alla comunità servizi di interesse pubblico. Rivolgo un plauso all'ufficio di piano di zona dell'ambito Trani-Bisceglie, coordinato dal dirigente Alessandro Nicola Attolico, agli uffici comunali ed alle assistenti sociali che, adeguatamente supportati dagli uffici regionali, con un lavoro lungo e meticoloso, hanno curato gli iter amministrativi per valutare le richieste e rendere possibile la collaborazione tra l’ente pubblico e i beneficiari del Red, individuando il
patto individuale di inclusione sociale attiva più idoneo per ogni richiedente».


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