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Ordinanze di chiusura a Trani e nella Bat, per Montaruli (Unibat) «sono tutte sbagliate»

Il sindaco di Trani in quella infantile corsa alla telecamera anche questa volta ha voluto essere il primo ad annunciare i provvedimenti che sarebbero stati concertati in Prefettura tra i sindaci. Proprio a proposito delle nuove disposizioni per bar, ristoranti, pizzerie ed esercizi similari, al termine della riunione convocata dalla sindaca Giovanna Bruno a Palazzo di città, ad Andria, con le Associazioni di Rappresentanza Confesercenti,
Confcommercio ed Unibat, Savino Montaruli ha dichiarato: «Con la sindaca Bruno abbiamo discusso di quanto è stato concordato presso la Prefettura Bat in merito alle nuove limitazioni alla libertà d’Impresa, con evidente violazione delle norme in materia di orari e di liberalizzazioni. A parte il fatto che il Prefetto Maurizio Valiante, contrariamente a quanto annunciato ben sei mesi fa, non ha ancora attivato i Tavoli tematici di emergenza con le Sigle di Rappresentanza del commercio quindi con le Associazioni di Categoria del territorio, la mia analisi sulle ordinanze in emanazione è stata molto critica.

Per quanto riguarda la città di Trani leggo che “le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite sino alle ore 24.00 con consumo esclusivamente al tavolo e sino alle ore 21.00 in assenza di consumo al tavolo. Vediamo dunque cosa comporterebbe la chiusura alle 21 dei bar che non hanno tavoli e per quelli che, avendoli, potrebbero restare aperti al pubblico fino alle 24 ma
limitatamente a tale servizio.

A parte la citata palese violazione delle norme vigenti in materia di liberalizzazione degli orari (i pubblici esercizi per legge possono testare aperti al pubblico 24 ore su 24), significa che dalle ore 21 in poi ai bar che non hanno servizio ai tavoli viene imposta la chiusura. Nel caso in specie significa che la chiusura diventa quindi quasi automatica per tutti i bar visto che anche se un bar dovesse possedere, come nel 90% dei casi, solamente alcuni tavolini sarebbe improduttivo restare aperti oltre le 21 per servire cinque caffè a chi non avendo cosa fare si rintana in un bar per cautelarsi dall’umidità ottombrina. Ve lo immaginate il barista a rifiutare le consumazioni al banco mentre attende che la signora ben vestita termini di degustare il proprio caffè in dolce compagnia fino a mezzanotte? Una vera sciocchezza.

Nel caso in cui, invece, quel bar possieda un considerevole numero di tavoli questo significherebbe un enorme aggravio di costi per la clientela in quanto, come è noto, il servizio al tavolino subisce un fortissimo aumento sul prezzo base di listino prefissato dagli esercenti. Un pasticcio tutto all’italiana con provvedimenti che non fanno altro che elevare il clima di tensione sociale, continuando ad infierire sulle piccole imprese ormai portate al collasso da politiche centrali governative inadeguate e scorrette e da provvedimenti fotocopia di amministrazioni locali incapaci ma senza peraltro raggiungere l’obiettivo di ridurre gli assembramenti i quali, al contrario, di fronte alla limitazione degli accessi ai pubblici esercizi aumenteranno a dismisura, in modo incontrollabile, fuori dagli esercizi, nelle strade e nelle piazze cittadine.

Infine, ma solo per  terminare un’analisi sommaria ma significativa e realistica, l’apertura degli esercizi pubblici in particolare i bar alle 5 di mattina significa che oltre alla reiterata violazione delle norme in vigore sulle liberalizzazioni, le ordinanze sindacali illegittime costringono gli esercenti a rinunciare a quelle fasce di clientela, lavoratori dei più svariati settori che iniziando a lavorare in orari precedenti alle 5 di mattina richiedendo tale servizio pubblico, e che per ciò hanno fatto investimenti e si sono organizzati.

Ancora una volta la politica dimostra di essere lontana dai problemi reali delle persone e delle imprese e continua a fare propaganda senza peraltro risolvere i problemi, neppure quelli di natura sanitaria, come lo dimostra la cronaca che vede ammassi di giovani e di persone nei luoghi e sui mezzi pubblici con quella stessa politica inconsistente e banalizzata che resta a guardare, solamente a guardare prendendosela con le categorie più deboli e mal rappresentate a livello centrale cioè le piccole imprese» – ha concluso Montaruli di Unibat.


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