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Coronavirus, occhi puntati sulle attività sportive. Due insegnanti di Trani: «Lo sport è salute, non inculcare nei bambini la paura»

Grandi investimenti e rigida attenzione ai protocolli anti-Covid da parte delle società sportive. Categorie che, insieme alle palestre, sono diventate capro espiatorio da parte di molti.

Questa è la realtà che ci descrivono due tra gli insegnanti storici di Trani, Nicola Loprieno e Angela Bini che, nelle loro attività, si confrontano costantemente con i bambini, i più colpiti dalle restrizioni.

«Ho investito 4mila euro per rendere la palestra un luogo più sicuro e in linea con gli standard di sicurezza - ci spiega Nicola Loprieno della Judo Trani -. Purtroppo ho dovuto mandare via molti ragazzi che volevano iscriversi in palestra perché lo spazio non me lo consente. Infatti, su 180mq di tatami possono salire massimo 13 persone e questo, ovviamente, causa serie difficoltà economiche perché le spese sono aumentate, mentre gli allievi diminuiti. Senza considerare, poi, il numero elevato di collaboratori che mi affiancano per garantire la sicurezza negli ambienti. Posso dire, quindi, che la palestra è un luogo sicuro, sono altri i luoghi veicolo di virus. Ovviamente, se dobbiamo andare avanti, servono degli aiuti economici, serve un tavolo tecnico con l’amministrazione comunale per definire le linee da seguire. Oggi di tutto si parla tranne che di sport».

Sport che, come gli studi dimostrano, è fondamentale per la crescita psico-fisica dei ragazzi: «Noi maestri e tecnici di sport, in questo periodo, abbiamo il compito di far allontanare dai bambini la paura - spiega Loprieno -. Non è così che si cresce bene. Bisogna inculcare la normalità: è difficile, ma è questo il nostro compito».

Sul ruolo fondamentale dello sport nella vita dei bambini e adulti è intervenuta anche Angela Bini: «Da quando abbiamo ripreso con le attività sportive, la nostra responsabilità non è cambiata. Confrontandomi con i miei colleghi, ho notato grande attenzione nei confronti dei protocolli di sicurezza: tutti sono attenti alle misure, perché lo sport è salute, diventa pericolo solo se svolto con irresponsabilità. Se le palestre sono gestite da persone competenti, l’allenamento viene svolto nella massima sicurezza. Per questo motivo dobbiamo difendere la nostra categoria di educatori».

I più toccati da queste misure restrittive sono senza dubbio i bambini: «Loro metabolizzano meglio gli insegnamenti, ma bisogna cercare di farglieli interiorizzare al meglio. I piccoli hanno sofferto molto il lockdown soprattutto perché non potevano esprimere le loro passioni e la loro espressività. Lo sport è un’attività ludico-formativa e non un capro espiatorio ed è per questo che le scelte del governo non devono danneggiare l’individuo in crescita e quello in età adulta».

 

Marika Scoccimarro

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