Sono trascorsi quarant'anni esatti dalla rivolta nel carcere di Trani del 28 dicembre 1980, sventata da lì a poche ore con lo storico blitz dei Gis dei Carabinieri i quali, irrompendo nella struttura, favorirono la liberazione di diciotto agenti di custodia presi in ostaggio dai detenuti.
Erano gli anni di piombo più drammatici, in cui si voleva qualificare quella sommossa come l'esasperato tentativo per ottenere una umanizzazione delle carceri, mentre in realtà il brigatismo continuava a infliggere colpi allo Stato portando avanti il progetto più violento del terrorismo.
La rivolta ebbe inizio domenica 28 dicembre, alle 15.20 dopo l’ora d’aria, quando il brigatista Seghetti afferrò il capo delle guardie ed una settantina detenuti catturò gli altri agenti asserragliandosi nella sezione.
In un comunicato dichiararono che «I proletari prigionieri di Trani, organizzati nel comitato di lotta, hanno occupato militarmente una parte consistente di questo carcere speciale e catturato alcuni agenti di custodia».
Le richieste riguardarono i detenuti dell'intero Paese. chiusura dell’Asinara; abolizione delle carceri speciali; abbreviazione della carcerazione preventiva; abolizione del fermo di polizia.
Tempo un giorno e arrivò la reazione dello Stato. I carabinieri, volando ripetutamente sulla struttura carceraria con tre elicotteri, coprirono i rumori con cui altri militari avevano fatto saltare con gli esplosivi i cancelli serrati dai detenuti per isolarsi nel carcere con gli ostaggi.
Quando i velivoli atterrarono sul tetto della struttura, l'irruzione fu pressoché immediata e in pochi muniti, dalle 16.30 del 29 dicembre, gli ostaggi furono immediatamente liberati.
Riportiamo il messaggio indirizzato al Comandante generale dell’Arma dell'epoca, Umberto Cappuzzo, dal Capo dello Stato, Sandro Pertini, che interpreta e condensa in poche righe il sentimento di tutto il popolo italiano: «Caro Generale, il mio plauso a Lei ed ai suoi Carabinieri che, senza scendere a patti con i terroristi di Trani, hanno saputo domare la rivolta con abilità, coraggio e saggezza».
Trani in quel momento era la struttura di massima sicurezza del Paese, dopo la chiusura dell'Asinara, e i brigatisti erano tutti distretti nella famosa Sezione blu che soltanto nei mesi scorsi è stata chiusa a seguito della sua totale obsolescenza e per il fatto di essere oggi completamente al di fuori delle norme di tutela dei diritti delle persone private della libertà.
«Ricordiamo quei fatti per non dimenticare», commenta la senatrice Angela Anna Bruna Piarulli, del Movimento 5 stelle, che del carcere di Trani è direttore in aspettativa dopo la sua elezione parlamentare.


