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Impianto di percolato, tre associazioni scrivono: «Più utile sarebbe una rete di impianti più piccoli diffusi sul territorio»

Poco dopo la chiusura della discarica di Trani, quando ancora se ne paventava la riapertura, il Comitato Bene Comune propose la realizzazione di un impianto per lo smaltimento del percolato a servizio del nostro impianto; purtroppo era evidente che proprio l’accumulo di enormi quantità di questo pericoloso liquido di decomposizione dei rifiuti che si era accumulato nel fondo della discarica ne aveva provocato il collasso per poi diffondersi pericolosamente nella falda acquifera. Quel liquame va raccolto e smaltito con enormi esborsi di denaro da parte di Amiu, fino, si diceva all’epoca, due milioni di euro all’anno. Da qui la proposta
di smaltimento in loco, in un impianto calibrato per le nostre necessità. La proposta non fu minimamente presa in considerazione dagli amministratori forse perché si trattava solo un gruppo di cittadini che si ponevano delle domande e proponevamo delle soluzioni ragionevoli.

Ora invece il progetto è tornato in auge; la quantità di percolato che questo impianto potrebbe smaltire è molto elevata, pari, forse, alla quantità che veniva raccolta subito dopo il disastro ambientale del 2014, ma da allora la discarica fortunatamente non ha più accolto rifiuti, due lotti sono stati coperti e, si dice, a breve verrà coperto il terzo; in questi sette anni comunque il percolato è stato raccolto e dunque la sua concentrazione in discarica dovrebbe essersi ridotta di molto; sicuramente passerà ancora parecchio tempo prima che questo impianto sia finito e altro percolato verrà raccolto e dunque ci si chiede se ancora la discarica di Trani abbia realmente bisogno di un impianto di questa portata. Non è che stiamo chiudendo la stalla quando i buoi sono già scappati?

Quella dell’impiantistica legata al ciclo dei rifiuti è una questione molto complessa che comporta una distribuzione razionale degli impianti sul territorio laddove questi siano più necessari e possano avere un ciclo di vita il più lungo possibile in modo da compensarne la spesa; si tratta di grossi investimenti di denaro pubblico che va speso con oculatezza; la scelta di fare un unico
grande impianto dove c’è una discarica che sta concludendo il suo ciclo vitale non sembra molto sensata, non certo per una questione di cieco campanilismo del tutto inutile ma per una semplice questione di buon senso; molto più utile sarebbe una rete di impianti più piccoli diffusi sul territorio a servizio di un’area circoscritta che possano concludere il ciclo dei rifiuti in modo più sostenibile e meno impattattante sull’ambiente di quanto non sia un unico impianto di grossa taglia, a prescindere da dove si faccia.

Ci si chiede allora se esiste un piano dei rifiuti della Regione Puglia che esprima una visione generale e a lungo termine della problematica o piuttosto si preferisca navigare a vista; e se esiste questo piano, non sarebbe giusto che le singole amministrazioni comunali coinvolte lo condividano nei propri territori ascoltando le istanze dei cittadini e motivando le proprie ragioni?

Accanto a questo impianto è prevista la contemporanea realizzazione di un centro di trasferenza dei rifiuti, cioè una “Stazione” in cui si accumulano i rifiuti indifferenziati prima di raggiungere la loro destinazione finale. Ora sappiamo bene che per vari motivi in Puglia è sempre più difficile smaltire i rifiuti indifferenziati e dunque è lecito chiedersi se, come si fa in altre stazioni di trasferenza, è previsto un tempo massimo (in termini di ore) di permanenza dei rifiuti, quanti e da dove arriveranno i rifiuti degli altri comuni. Anche in questo caso però forse siamo arrivati un po’ tardi dal momento che finalmente adesso anche a Trani si fa la raccolta differenziata porta a porta; ricordiamo che il Comune di Trani ha approvato la Strategia Rifiuti Zero che non vuol dire solo fare il porta a porta, ma comporta tutta una serie di azioni atte a prevenire e minimizzare l’impatto dei rifiuti; proponiamo allora, che a Trani si realizzi, al posto di una stazione di trasferenza, un impianto di moderna concezione nel trattamento dei rifiuti differenziati come una Fabbrica di Materiali. Si tratta di un impianto che riesce a differenziare ulteriormente, tramite processi meccanici, la parte residuale della raccolta differenziata riducendo maggiormente la quantità di rifiuto che va in discarica e rendendo più agevole il riuso e riciclo delle materie prime. E’ questo ciò che ci chiedono le più recenti normative nazionali ed europee in termini di rifiuti.

Amiu vanta di aver raggiunto ottimi risultati in termini di raccolta differenziata e una realtà del genere ne farebbe veramente un punto di eccellenza e lungimiranza nella gestione dei rifiuti. Anche in questo caso non si tratta di dire un no a prescindere, ma progettare qualcosa che rientri in una visione strategica a lungo termine; mai come ora i territori sono chiamati a guardare avanti nel campo della transizione ambientale e solo i progetti più innovativi sono destinati ad avere un futuro perché potranno ambire ai finanziamenti del Recovery Fund.

Purtroppo questa amministrazione si è sempre mostrata sorda alle richieste di trasparenza e partecipazione che sono giunte dal basso piegandosi passivamente alle direttive di una Regione sempre in corsa dietro l’emergenza e mai in cerca di una moderna programmazione. Eppure questi principi sono sempre stati sbandierati dai nostri amministratori cui ricordiamo soprattutto in tema ambientale sono previsti da numerose normative a partire dalla Convenzione di Aarhus del 1998. Pensare globale, agire locale. Per farlo la politica ha bisogno del coinvolgimento dei territori e ancora una volta chiediamo che l’amministrazione si faccia carico di coinvolgere cittadini e associazioni prima di prendere decisioni così importanti organizzando momenti di dialogo, scambio di proposte e informazioni che portino ad una programmazione condivisa delle scelte.

Antonio Carrabba – Comitato Bene Comune; Anna Rossi – Libera Trani; Vito De Mario – Cgil Trani


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