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Ecco la scultura dell'Uomo della Sindone più realistica di sempre: merito di un artista di Padova e un cavaliere templare di Trani

  • Trani è una delle poche città che conserva due copie in grandezza naturale della Sacra Sindone, in negativo e a colori, nella purtroppo da troppi anni chiusa chiesa di San Domenico.

    Nella nostra città è stato attivo per anni un centro di sindonologia e sempre in quella chiesa, quando era in vita e la sua missione sacerdotale in pieno fervore, don Gaetano Intrigillo dispensava visite guidate, informazioni e insegnamenti intorno a quello che si ritiene sia il sudario in cui fu avvolto Gesù dopo la morte in croce.

    Il legame tra Trani e la Sindone si è rinsaldato nel fine settimana, a Madrid, grazie alla qualificata presenza nella già cattedrale, oggi denominata «Colegiata di San Isidoro, di Vittorio Spaccapietra, tranese, responsabile nazionale dell'Ordo Supremus Militaris Templari Herosolymitani, di Parigi.

    Sabato si è tenuta la presentazione ufficiale della mostra della prima scultura dell'Uomo della sindone, realizzata dal confratello dell'Osmth Sergio Rodella ed eseguita, in collaborazione con l'Università di Padova, proprio nel più rigoroso rispetto degli studi sulla Sacra sindone.

    Rodella appartiene alla Commanderia Beato Rinaldo da Concorezzo, che a sua volta è parte del Gran priorato d'Italia, di cui Spaccapietra è la figura apicale.

    Molte le autorità presenti, religiose, militari e civili. Fra gli altri, anche il Commendatario (della "Beato Rinaldo") Paolo Smagliato, il Gran Maestro, Gerard Louis Edmond Willery, ed una numerosa delegazione italiana. Tutti i convenuti sono stati anche ospiti della Regina Madre spagnola.

    «La Sindone di Torino è la reliquia più importante della cristianità - spiega spaccapietra -. Ha una storia azzardata fino alla fotografia scattata nel 1898 da Secondo Pia, che rivelò che le macchie sulla Sindone erano una sorta di negativo fotografico, da cui si poteva estrarre la figura del cadavere di un martirizzato. Oggetto di molte indagini scientifiche e tecniche, di controverse datazioni al carbonio 14, la verità è che l'immagine del cadavere stampata su di essa continua ad essere una sfida per l'intelligenza e la scienza ed è irriproducibile. Da lì si sono moltiplicati gli studi e lavori su cosa sia, come sia stato prodotto, ed in quale data, quel "negativo", senza che ancora oggi ci sia una risposta scientificamente valida. Si è tentato addirittura di plasmare artisticamente l'immagine contenuta nella Sindone, con una più o meno significativa approssimazione alla realtà e non poca fantasia. Tutte loro, in generale, visioni personali degli artisti coinvolti. Fino all'arrivo di Sergio Rodella e del suo team, che hanno realizzato una traduzione realistica e millimetrica dei dati della Sindone. La figura tridimensionale della Sindone, che Rodella è riuscito a realizzare, contiene numerosi dati forensi, ematologici, biomeccanici e funerari. La scultura è il pregevole risultato dello sforzo di un gruppo di scienziati italiani che, coordinati da Rodella, hanno messo in comune tutte le loro osservazioni con un unico obiettivo: plasmare, con precise micro-misurazioni, in una scultura del cadavere per il quale la tela fungeva da sudario, le informazioni fornite dalla Sindone. È l'approssimazione più realistica e accurata fatta fino ad oggi. Siamo grati per il sostegno di tutti coloro che hanno reso possibile questa mostra, sia con i loro contributi economici, sia con il loro lavoro e dedizione, nonché le autorità amministrative ed ecclesiastiche che - al di sopra di altri punti di vista - hanno reso possibile questa significativa mostra».


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