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Trani, a Villa Maggi sorveglia la Soprintendenza: rimozione di macerie e non demolizione

  • A Villa Maggi sono tornate in azione le ruspe ma, contrariamente a quanto si ipotizzava, non per effettuare la demolizione definitiva della residenza ottocentesca di via Di Vittorio.

    Al contrario, quello che è andato in scena lo scorso 3 novembre è stato un intervento qualificato come di messa in sicurezza e rimozione di macerie, eseguito per conto della proprietà su disposizioni impartite dalla Soprintendenza.

    La vicenda di Villa Maggi è ormai di vecchia data e parte da un crollo notturno del 31 marzo 2017, cui fanno seguito due interventi, nel 2017 e 2019, presentati come di messa in sicurezza ma molto simili a demolizioni e come tali sospesi.

    La proprietà ha proposto un ricorso al Presidente della Repubblica, tuttora pendente, ed oggi ci troviamo in presenza di un terzo intervento con relativa autorizzazione della Soprintendenza.

    Obiettivo, rimuovere le macerie che circondano ciò che resta dell'edificio, con l'impegno di recuperare e conservare parti architettonicamente significative ed eseguire indagini diagnostiche dell'immobile.

    Le parti recuperate dovranno servire nel successivo intervento di restauro, e le stesse macerie dovranno essere accuratamente controllate prima dello smaltimento poiché potrebbero celare ulteriori elementi architettonici e decorativi utili per il successivo restauro e reimpiego.

    L'intervento complessivo deve essere effettuato prevalentemente a mano e, qualora si renda necessario l'utilizzo di mezzi meccanici, questi devono essere di ridotte dimensioni e non perforanti.

    Tutto questo per conservare ciò che resta della vecchia villa e consentire una minuziosa analisi delle parti da reimpiegare ai fini del recupero dell'immobile.

    L'intervento della ruspa dello scorso 3 novembre, dunque, sembra essere avvenuto solo ai fini della messa in sicurezza del bene e della pubblica e privata incolumità.

    La vicenda di Villa Maggi parte il 31 marzo 2017, quando una porzione dell'immobile veniva interessata da un crollo spontaneo, con conseguente collasso dei solai sottostanti.

    Nella stessa data il Comune di Trani adottava l'ordinanza numero 12, per l'esecuzione di opere e attività urgenti atte a scongiurare ogni eventuale danno a persone e cose.

    Il giorno successivo la proprietà si attivava presentando al Comune una regolare Segnalazione certificata di inizio attività, inerente le opere di messa in sicurezza dell'immobile.

    Il 14 aprile la proprietà dava inizio ai lavori sulla base di quanto disposto nell'ordinanza, previsto dal regolamento edilizio comunale ed indicato nella stessa Scia.

    Nella stessa data, con l'ordinanza numero 13, il Comune disponeva la sospensione dei lavori sull'immobile, contestando l'inefficacia della Scia e, in particolare, «la demolizione di ulteriori e ingenti porzioni dell'immobile, differenti da quelle oggetto del precedente crollo e, nello specifico, riguardanti i prospetto principale».

    Il 22 maggio 2017 la Soprintendenza comunicava l'avvio del procedimento di dichiarazione dell'interesse culturale dell'immobile.

    Il 26 maggio il Comune di Trani emanava la terza ordinanza, disponendo il ripristino dello stato dei luoghi «ante interventi del 31 marzo».  La proprietà esercitava il diritto di accesso agli atti e procedeva a depositare il ricorso al Capo dello Stato chiedendo, in via cautelare, la sospensione degli effetti dei provvedimenti amministrativi impugnati (due ordinanze comunali e la proposta dichiarazione di interesse culturale dell'immobile da parte della Soprintendenza) e, nel merito, l'annullamento degli stessi.

    Il 10 giugno 2019 la proprietà presentava all'Utc la Segnalazione certificata di inizio attività, ai sensi del regolamento comunale, per la demolizione di parti pericolanti dell'edificio, già interessato da parziali crolli spontanei. Nella documentazione allegata alla Scia era presente il parere della Soprintendenza, rilasciato il 14 maggio, sulle opere da eseguire.

    Il 12 giugno una pala meccanica determinava la quasi totale demolizione del bene e l'Ufficio tecnico intimava la sospensione dei lavori fino a nuova disposizione, poiché il modificato stato dei luoghi necessitava di ulteriore comunicazione alla Soprintendenza.

    Il 17 luglio la Soprintendenza comunicava la necessità di effettuare un sopralluogo congiunto con i tecnici della proprietà, della Polizia locale e dei funzionari del Comune.

    Dopo due anni, eccoci dunque al terzo intervento su quella che, «accerchiata ormai dalla periferia della città, resiste come un baluardo del passato». Così, nel 2000, scriveva l'architetto Francesca Onesti nel volume intitolato «La campagna di Trani», edito dal Crsec della Regione Puglia, con riferimento a Villa Maggi, la cui scheda è regolarmente presente all'interno del volume della professionista, corredata da una bella foto del fronte principale dell'edificio rurale.

    «L'immobile, a pianta quadrata con tre aperture per lato - illustra Onesti -, giardino informale sul davanti ed agrumeto su retro, ha un ingresso segnato dal grande portone, sovrastato da una bella finestra tripartita, composta da un'apertura con arco a tutto sesto centrale e due rettangoli che la affiancano. I prospetti hanno un basamento in pietra ed un alzato in tufo scialbato, con pittura rossiccia. Interessante il cornicione di coronamento, che si alza sulla parte centrale a mo' di frontone. Lo stato di conservazione dell'immobile - giudicava all'epoca l'architetto - è abbastanza buono».

    La professionista fa anche notare che, nel prospetto principale dell'edificio, «era presente una finestra "a Serliana", come i celebri esempi del Corridoio vasariano, a Firenze, e Basilica palladiana, a Vicenza».

    Ventuno anni dopo dalla pubblicazione di quel libro, di Villa Maggi resta solo questa ormai struggente descrizione e poco più. Ma davvero molto, troppo poco.


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