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Comparti edilizi approvati in consiglio, Branà: «Piano urbanistico stravolto a discapito dei piccoli proprietari»

La suddivisione dei comparti edilizi previsti nel Pug in sub comparti richiesti da alcuni privati e recentemente approvati dal consiglio comunale o prossimi alla approvazione rischia di stravolgere il piano urbanistico della città avvantaggiando i grandi latifondisti a discapito dei piccoli proprietari. Ci si chiede dove sia la pubblica utilità in tutto questo e se i criteri impiegati siano di equità nei confronti di tutti i cittadini proponenti.

Mi riferisco in particolare alla delibera n. 102 del 18.12.2017 dove il precedente consiglio comunale, ma con amministrazione guidata dallo stesso Sindaco, stabiliva di non approvare la proposta di suddivisione di un comparto in 3 sub comparti per le seguenti motivazioni:

  • “Rispetto alla conformazione fisica del tessuto e alle previsioni del piano urbanistico generale della proposta dei tre comparti autonomi, determina effetti sperequativi in ordine alla cessione ed alla realizzazione delle strade di previsione e al quadro complessivo ipotizzato dal PUG;
  • La prospettata frammentazione determina, in termini temporali, un oggettivo depauperamento del principio di pubblico interesse di difficile coordinamento nelle fasi di esecuzione dei tre diversi PUE;
  • Le non perequate risultanze che risulterebbero in capo al Comparto CP/37-3 con riferimento alla risultante superficie fondiaria”
  • Senza voler entrare nel merito della vicenda, che ha avuto strascichi giudiziari che hanno visto il Comune di Trani soccombente, ci si chiede se le delibere di suddivisione dei comparti edilizi in sub comparti proposte da privati debbano essere improntate a principi di equità e oggettività o piuttosto di discrezionalità.

    Noi non siamo tecnici e dobbiamo essere messi nelle condizioni di capire, ma chi ci deve tutelare sono gli uffici preposti.

    Non basta un visto di parere tecnico favorevole, bisogna essere certi che la procedura impiegata sia quella corretta e che si agisca nell’esclusivo interesse collettivo.

    La pubblica utilità, solo quella deve essere alla base dell’accoglimento delle istanze proposte dai privati.

    Non lo dico io, lo dice la legge e la 106 del 2011 parla chiaro:

    art. 5 comma  8 bis “Qualora, decorsi due anni dal termine per l'esecuzione del piano particolareggiato non abbia trovato applicazione il secondo comma nell'interesse improcrastinabile dell'Amministrazione di dotare le aree di infrastrutture e servizi, il comune, limitatamente all'attuazione anche parziale di comparti o comprensori del piano particolareggiato decaduto, accoglie le proposte di formazione e attuazione di singoli sub-comparti, indipendentemente dalla parte restante del comparto, per iniziativa dei privati che abbiano la titolarità dell'intero sub-comparto, purché non modifichino la destinazione d'uso delle aree pubbliche o fondiarie rispettando gli stessi rapporti dei parametri urbanistici dello strumento attuativo decaduti.”

    Se il piano particolareggiato, ma in questo caso quello di lottizzazione, perché la norma è estensibile anche ai piani di iniziativa privata, non è stato mai attuato, perché accettare la suddivisione in sub comparti chiesta da alcuni privati, pochi, che si troverebbero nella più comoda posizione di non dover concertare nulla con i restanti proprietari, molti?

    I proprietari dell’intero comparto sono stati resi edotti dell’iniziativa di pochi latifondisti, spesso costruttori edili? E’ stata prodotta una nota da cui si evinca che è stato proposto un Pue ai proprietari dell’intero comparto, ma non si è raggiunto l’accordo o si è partiti direttamente con la proposta di divisione in sub comparti?

    Si è saltata la fase di adozione della variante al Pug con la motivazione che non si tratta di variante strutturale, ma non solo la menzionata approvazione respinta del 18.12.2017 era stata preceduta dall’adozione, non solo altri comuni pugliesi hanno provveduto a deliberare prima l’adozione e poi l’approvazione, ma ci si chiede soprattutto perché non consentire ai cittadini e ai proprietari degli altri sub comparti di presentare le proprie osservazioni alla variante?

    Perché non chiedere un parere in merito alla suddivisione di tutti i comparti edilizi che ne hanno necessità a causa della notevole estensione, direttamente ai progettisti del piano urbanistico generale, proprio al fine di evitare quelle problematiche che il consiglio comunale del 18.12.2017 aveva paventato?

    Ma, soprattutto, perché ad oggi l’ufficio tecnico comunale non si è mai occupato di redigere il Piano dei Servizi che definisca tutte le strutture pubbliche o di interesse pubblico di cui necessita l’intera città? I servizi devono essere equamente e capillarmente distribuiti in tutta la città, affinché si realizzi concretamente la “città dei 15 minuti” post covid, nella quale tutti i servizi vengono raggiunti dai cittadini a piedi in 15 minuti, lasciando l’auto a casa.

    Così come si dovrebbe occupare della pianificazione della mobilità sostenibile e del verde urbano.

    Sono tutti temi urgenti e improcrastinabili.

    I grandi parchi possono attendere, le opere faraoniche che forse rimarranno un libro dei sogni o quelle che oggi in itinere si stanno rivelando un clamoroso flop pure, non le opere che possono migliorare la vivibilità dei cittadini.

    Vito Branà, consigliere comunale M5stelle


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