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Trani, dal comitato lungomare e via Malcangi la denuncia: «Scomparsi diversi alberi ad alto fusto»

“Lo gnomo e l’architetto” è il titolo di un libro che narra il confronto tra un architetto pieno di belle idee e di utopie ed uno gnomo depositario della tradizione. Dal confronto tra i due nasce l’armonia tra architettura e natura, dove a trionfare è la bellezza. Ma è sempre così?

Le nostre città dovrebbero essere un modello di sostenibilità, di resilienza, di bellezza e gli alberi in questo devono giocare un ruolo fondamentale. Un’amministrazione attenta all’ambiente deve curare il verde esistente e pianificare la realizzazione di nuovi spazi verdi pubblici, dove gli alberi ad alto fusto devono essere introdotti in maniera massiccia, affinché il concetto di forestazione urbana passi dalla teoria alla pratica.

Altrettanta attenzione andrebbe data al verde privato, che va censito tanto quanto quello pubblico, al fine di scongiurarne l’abbattimento selvaggio. La carenza di aree verdi in città non è solo percepita da cittadini, ma rimarcata dal censimento del verde di recente elaborato. Cosa si sta facendo per porre rimedio? Poco o nulla.

Come comitato di quartiere “Lung. C Colombo – via Malcangi” abbiamo constatato,
esaminando la cartografia pubblicata sul Portale Territorio e ambiente del Comune di
Trani, che nel corso degli ultimi anni sono scomparsi diversi alberi ad alto fusto nelle aree edificate libere o rese libere da demolizione. Ci chiediamo se il rilascio dei permessi a costruire sia avvenuto secondo i dettami dell’art. 10.04 delle NTA del Pug di Trani –“Rispetto delle alberature di alto fusto” che così recita: “In sede di esecuzione degli interventi edilizi di qualsiasi natura e di elaborazione dei piani particolareggiati o delle lottizzazioni, deve essere eseguito il rilievo delle alberature esistenti e, in conseguenza, tali alberature devono essere di massima conservate. Nel caso non sia possibile mantenere le alberature esistenti, è prescritto il loro reimpianto o la loro sostituzione”.

Laddove per alberature esistenti si deve intendere, a nostro parere, quelle esistenti
antecedentemente all’approvazione del Piano urbanistico (anno 2009). I progettisti di nuovi edifici devono censire gli alberi esistenti, prevedere la conservazione e, laddove questa non sia possibile, procedere con il reimpianto o la sostituzione, elencando anche gli alberi che sono stati espiantati senza inviare comunicazione all’ufficio ambiente.

Gli uffici che istruiscono le pratiche edilizie devono verificare che sia rispettata la citata
norma del Pug, utilizzando per la verifica quel prezioso strumento che sono le ortofoto
storiche. Come comitato di quartiere chiediamo pertanto che i competenti uffici comunali intervengano iniziando dai cantieri in corso nella ex villa Menga e nel purtroppo ormai ex giardino Monetti, vincolato dalla Soprintendenza fino a qualche anno fa. E’ facile accertare il numero di alberi abbattuti esaminando le ortofoto e google earth, inoltre il comitato offre la propria disponibilità a fornire corposa documentazione fotografica eseguita dagli iscritti. In questa battaglia di difesa del verde e dell’ambiente ci sentiamo un po' come quello gnomo che nel racconto è riuscito a far vincere il verde contro la brutta architettura. Ahimè, purtroppo nella realtà non sempre questo avviene.

Edoardo Donno, presidente comitato lungomare C. Colombo-Via Malcangi


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