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Trani, San Domenico chiusa e l'amarezza di Oikos: «Tutto fermo nonostante i fondi. E nessuno ci risponde»

Il patrimonio storico ed artistico delle città è costituito da tutte le opere del passato che proprio per il loro valore intrinseco in quanto espressione di cultura, storia, tradizione deve essere custodito, conservato e tutelato dagli abusi e dagli scempi con la massima diligenza. 

Compito di una attenta e oculata amministrazione dei Comuni Istituzioni, oltre che assicurare il benessere dei cittadini in termini di salute, sicurezza, servizi, ecc., è allo stesso modo anche la salvaguardia di quel patrimonio storico ed artistico della città arrivato sino a noi.

A lungo il ceto politico delle città, soprattutto al sud, era caratterizzato da un forte radicamento al territorio e costituiva un fattore di preferenza, quasi che il “forestiero” potesse non avere a cuore le sorti delle città. Il superamento del localismo, anche a motivo dello sviluppo socioeconomico, prima ancora della globalizzazione, ha fatto in modo che le città si siano aperte ad amministratori non autoctoni e a immigrati nativi di seconda generazione che spesso hanno portato benefici in termini di sviluppo e talvolta di sana amministrazione.

La Chiesa di San Domenico dal gennaio 2018 è chiusa e abbandonata a sé stessa e il fronte stradale, prospicente la piazza del Plebiscito proprio sulla sinistra dell’ingresso della storica e maestosa villa comunale, è transennata da tempo. Il terremoto del 21 maggio 2019 provocò anche la caduta di un timpano e altri calcinacci della facciata barocca.

L’Associazione Cittadinanza attiva OIKOS Trani lo scorso 4 luglio 2022 ha interessato e chiesto aggiornamenti in merito all’attività di restauro, risanamento e lavori di consolidamento statico del monumento al Fondo Edifici di Culto, al Sig. Prefetto della BAT, alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, al Ministero per i Beni e le Attività Culturali e all’Arcidiocesi di Trani - Barletta – Bisceglie senza ricevere alcun riscontro alla lettera inviata via PEC.

Si ha notizia dell’avvenuto stanziamento di somme destinate al recupero e restauro del monumento pari a €.850 mila dal Fondo Edifici Culto del Ministero degli Interni oltre ad altri €.350 mila dal Ministero dei Beni culturali e di ulteriori €.850 mila messi a disposizione attraverso il PNRR.

Come detto a distanza di oltre due mesi dall’invio di quelle lettere, nessuno dei destinatari ha dato riscontro, con la conseguenza che l’incuria e il degrado rischiano di compromettere gravemente la stabilità di un monumento di notevole pregio, in stile Barocco costruito nel 1763 sull’area ricavata dalla demolizione della chiesa di Santa Croce del 1200, della quale conserva tuttora il campanile in stile romanico.

Per quanto ovvio il recupero, la buona conservazione e la possibilità di fruizione dei siti storici delle città da parte dei visitatori possono costituire il volano di un turismo culturale in un Paese ricco di storia, monumenti, cultura ed anche di buona cucina che fanno del nostro uno fra i più visitati. Facciamo appello ancora una volta alle autorità cittadine perché si attivino per il salvataggio e recupero della Chiesa di San Domenico e perché quell’area nella malaugurata eventualità del cedimento strutturale della chiesa non diventi ambita aspirazione di cementificazione selvaggia.

Antonio Carrabba - Presidente associazione cittadinanza attiva OIKOS Trani

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