Il primo sequestro penale di un'area demaniale del 2023 è stato eseguito a Trani. I sigilli sono scattati sul compendio fino a poco tempo fa occupato dall'attività commerciale denominata «Ristorante Cristoforo Colombo», sito sull'omonimo lungomare. A porli, in esecuzione di un'ordinanza di misura cautelare della Procura di Trani, i militari della Capitaneria di porto - Guardia costiera di Barletta, con specifico riferimento alla sezione di Polizia marittima ed ambiente.
Il provvedimento reca la data dello scorso 6 febbraio 2023 e non se ne conoscono i contenuti, né tanto meno gli eventuali destinatari poiché gli atti, al momento, sono secretati. I sigilli, peraltro, arrivano quando già il bene era tornato nella disponibilità del Comune di Trani, che funge per legge da detentore delle concessioni del demanio marittimo sul suo territorio di competenza, e si stava apprestando a rendere il bene fruibile per sopralluoghi in vista dell'emanazione - forse non più imminente a questo punto - di un bando pubblico per la nuova concessione pluriennale dell'area demaniale.
Il sequestro, dunque, arriva quanto meno a sorpresa proprio perché il ristorante da diverso tempo è stato abbandonato da chi lo gestiva, in forza di un'ordinanza di sgombero emanata il 18 settembre 2020 dal dirigente uscente dell'Area urbanistica del Comune di Trani, Francesco Gianferrini.
Quel provvedimento si è di fatto consolidato prima con una sentenza di primo grado al Tar favorevole al Comune, respingendo il ricorso del concessionario, poi con il rigetto dell'istanza di sospensiva del ristoratore presso il Consiglio di Stato. Manca ancora la sentenza di merito, trattenuta in decisione, ma quanto maturato sembra evidentemente necessario e sufficiente per ritenere la partita già chiusa, tanto che il ristoratore aveva già portato via dalla struttura quasi tutta la sua attrezzatura.
I sigilli, a questo punto, bloccano un procedimento in itinere sia con riferimento all'uscita definitiva dal bene del vecchio concessionario, sia in redazione all'iter procedurale per l'emanazione di una nuova gara che, peraltro, il Comune pare intenzionato a bandire insieme con quella della confinante ex sciala De Simone, circostanza che potrebbe per assurdo porre l'ente persino nella condizione di emanare un solo avviso pubblico suddiviso in due lotti.
«Produrremo istanza di dissequestro - fa sapere il sindaco, Amedeo Bottaro -, ma ancora non conosciamo esattamente i contenuti del provvedimento che certamente ci ha colto di sorpresa. Confidiamo nel fatto che, documentando in Procura e presso la Guardia Costiera tutto quanto è nel frattempo avvenuto nelle aule della giustizia amministrativa, il dissequestro avvenga quale atto d'ufficio nel momento in cui si prenderà atto del fatto che tutto è stato svolto correttamente ed il Comune è già formalmente ritornato in possesso della concessione demaniale».
«La concessione è scaduta il 31 dicembre 2001 - aveva scritto la settima sezione del Consiglio di stato respingendo l'istanza di sospensiva pervenuta -. La società appellante non può vantare un atto di voltura a suo nome del provvedimento concessorio, né è mai stato autorizzato il suo subentro nella concessione. Posto il divieto di cessione diretta fra privati della disponibilità del manufatto demaniale, non potrebbe essere invocata dall'appellante la proroga ex lege della concessione. Sussiste, in ogni caso, una rilevante morosità. Conseguentemente, non sussistono i presupposti per l'invocata misura cautelare». Per la cronaca, l'Agenzia del demanio di Puglia e Basilicata non si era costituita nel giudizio.
La società aveva impugnato il provvedimento anche con riferimento alla parte relativa alla concessione marittima, risalente al 1998, ed al pagamento non avvenuto dei canoni demaniali dal 2008 al 2020 con l'eccezione del 2015, anno in cui il Comune aveva avviato il procedimento di decadenza della concessione a causa del mancato pagamento dei canoni relativi alle pregresse annualità. Il concessionario uscente era tenuto a pagare circa 17.000 euro annui, che moltiplicati per i 12 anni di mancato pagamento effettuato fanno poco più di 200.000 euro.




