Rinviare i consigli comunali del 30 settembre e del 1mo ottobre a una data successiva al 15 ottobre, quando si saprà se le dimissioni del sindaco Marco Galliano saranno rientrate o si saranno consolidate. È questo, in sostanza, lo scenario che il presidente del consiglio comunale, Fabrizio Ferrante, aottoporrà ai capigruppo nella conferenza da lui convocata per questo lunedì 28 settembre, a mezzogiorno, con all'ordine del giorno l'eventuale aggiornamento della programmazione delle sedute consiliari già fissate: il presidente porrà la questione, lasciando ai capigruppo la facoltà di rinviarle o meno.
Quanto accaduto venerdì scorso, del resto, non era minimamente preventivabile quando le due adunanze furono convocate. Una delle due sedute, quella del 30 settembre, è interamente composta di interrogazioni, alle quali devono rispondere gli assessori, che in questo momento si trovano in una posizione di totale sospensione a causa delle dimissioni del primo cittadino.
È anche vero, però, che quella del 1mo ottobre è una seduta ordinaria a tutti gli effetti, nella quale la presenza degli assessori è sempre richiesta dal regolamento, ma non è determinante rispetto al ruolo centrale del consiglio comunale, nella sua piena facoltà di discutere e votare i provvedimenti all'ordine del giorno.
Peraltro, i venti giorni previsti dalla legge prima che le dimissioni del sindaco diventino efficaci non bloccano l'attività amministrativa: il primo cittadino, la giunta e il consiglio comunale restano tutti pienamente in carica. Ed è proprio su questo che farà leva la minoranza per chiedere la conferma delle date già fissate.
All'amministrazione comunale, e alla maggioranza in particolare, resta dunque soltanto la facoltà politica di non presentarsi alle adunanze convocate e fare mancare il numero legale. Un'arma, però, tutt'altro che risolutiva. Se in prima convocazione l'assenza della maggioranza potrebbe bastare a far saltare la seduta, in seconda convocazione sono sufficienti 11 consiglieri presenti: la minoranza, che ne conta 12, avrebbe quindi i numeri per aprire da sola i lavori, posto anche che il presidente del consiglio sarebbe il 13mo in aula. La matematica certezza del rinvio, insomma, non c'è affatto.
