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Disavventure ferroviarie: non si aprono le porte e finiscono a Barletta. E lì fanno un altro biglietto per tornare a Trani

Ho voluto riportare quanto accaduto ieri pomeriggio, a me e ad un gruppo di persone di Trani, con l'intento di testimoniare il mal funzionamento dei trasporti ferroviari.

In seguito alla giornata trascorsa all’università,  prendo il treno alle 17.15 da Bari per tornare a casa. Dopo un viaggio "normale", sebbene sia rimasta in piedi per gran parte del tragitto (cosa ormai di routine quotidiana), il treno si ferma a Trani, ma nel vagone dove mi trovo le porte non si aprono senza che vi sia un regolare avviso di rottura.

Io ed altri corriamo per cercare altre porte aperte, ma appena arriviamo queste si chiudono. Nel treno non avvistiamo nessun controllore per spiegargli l’accaduto, né tanto meno possiamo cercarlo per tutto il treno affollato. Sicuramente, se avessimo optato per andare alla sua  ricerca, saremmo arrivati oltre Barletta. In ogni caso, siamo costretti  a scendere a Barletta.

In quella stazione ci accorgiamo anche che il treno in direzione Bari porta 15 minuti di ritardo. Cosi, ci rivolgiamo all' addetta della biglietteria, la quale, dopo averle spiegato l’accaduto, ci risponde: «Che cosa vi devo fare. Dovevate trovare il capotreno. Se dovete tornare a Trani, dovete rifare il biglietto». Insomma, oltre il danno, la beffa.

Adesso mi chiedo: potevamo percorrere tutto il treno per trovare un responsabile con il rischio di fermarci ben oltre Barletta? Se al posto di persone adulte, si fossero trovati dei ragazzini con i soldi contati del biglietto Bari-Trani, questi cosa avrebbero potuto fare?

Paghiamo ogni giorno 6,20 euro di biglietto, ma la qualità del trasporto non migliora. Vorremo almeno tornare a casa "normalmente".

Marika Scoccimarro


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