Riceviamo e pubblichiamo
«Quando molti anni orsono ho iniziato la mia attività politica mi sono posto l’obiettivo di servire la mia città. Questo ha comportato contatti continui con i cittadini e, in particolare, gli abitanti del quartiere in cui vivo, al fine di ascoltare, capire, confrontarsi, proporre, discutere, e infine chiedere consensi. Ebbene si, il consenso, cioè il sale della democrazia.
Abbiamo assistito in tanti anni a cose terribili: voto di scambio, cordate elettorali, pubblicità ingannevole, demagogia, promesse assurde, terrorismo psicologico, furore ideologico, e via dicendo, ma alla fine ciò che conta in una democrazia, in una vera democrazia, è sempre e comunque il voto.
E’ attraverso il voto, personale, uguale, libero e segreto come recita l’art. 48 della nostra Costituzione, che i cittadini decidono quali uomini e donne, e di conseguenza, quali forze politiche, devono governare lo Stato, le Regioni, le Provincie, i Comuni e le Circoscrizioni (e aggiungerei anche partecipare al governo dell’Unione Europea).
E invece negli ultimi anni questo diritto/dovere dei cittadini si è di molto affievolito, nell’indifferenza generale, soprattutto dei mass media.
Si è cominciato con la legge elettorale del 2005 con la quale abbiamo votato per le elezioni politiche del 2006, 2008, 2013, e che ha portato un’importante novità: l’eliminazione delle preferenze. Con questa decisione perversa, palesemente anticostituzionale, illegale, e immorale, si è tolto ai cittadini il potere di decidere quali dovessero essere i propri rappresentanti in Parlamento: il cittadino vota il partito, ed è la direzione del partito che decide chi mandare in Parlamento attraverso una lista precompilata di candidati, che consente di eleggere con precisione chirurgica solo gli elementi graditi al potere politico.
Pensavo, con la mia consueta ingenuità, che un provvedimento del genere avrebbe scatenato una rivoluzione, provocato moti di piazza, ed invece il popolo italiano ha subito passivamente, forse distratto dalla crisi economica, forse assuefatto ad una politica balorda, probabilmente anestetizzato dalla televisione e dalla stampa di regime.
E allora ecco una nuova trovata: via il Senato della Repubblica, che con il bicameralismo perfetto è un doppione della Camera dei Deputati e quindi un lusso che non possiamo più permetterci; anzi no, lasciamo pure questo Senato, ma non facciamo più votare i cittadini, perché lo facciamo eleggere dai consiglieri regionali, cioè da altri politici.
E, ancora una volta, anziché una levata di scudi, silenzio generale, perché il Paese ha bisogno di riforme (riforme, questa parola magica che da sola non vuol dire niente, ma che ben si presta ad ogni uso e consumo) e chi si oppone è un conservatore e un immobilista (un tempo si diceva disfattista).
Ma, una riforma che un po’ tutti auspicavamo è l’eliminazione delle Provincie, intese come inutili e costosi carrozzoni politici. E allora vai con l’eliminazione delle provincie; anzi no, lasciamo intatte con i loro poteri le Provincie, ma non facciamo più votare i cittadini; lasciamo che siano i consiglieri comunali, cioè altri politici, a decidere chi di loro eleggere a consigliere provinciale.
E così il sottoscritto, che, in virtù della preferenza accordata da 240 concittadini, ricopre la carica di consigliere comunale, sarà convocato il prossimo 12 ottobre per le elezioni del nuovo Consiglio Provinciale (anche se al momento non ho ancora ricevuto alcuna comunicazione).
A parte il cervellotico meccanismo elettorale, che premia 2 volte la città di Andria perché ha una popolazione superiore ai 100.000 abitanti e perché dispone di 41 voti contro i 33 di Trani e Barletta (che hanno svolto le loro elezioni comunali dopo l’entrata in vigore della legge che riduce del 20% il numero dei consiglieri comunali), e a parte l’inizio del “calciomercato” tra le forze politiche, impegnate in accordi e baratti sotto banco per stabilire anticipatamente chi eleggere, io denuncio l’ennesimo oltraggio ai danni dei cittadini, privati del loro sacrosanto diritto di “votare”.
Non mi presto alle logiche politiche (tanto tu da solo non puoi cambiare niente, e ti conviene arraffare quello che puoi) e non mi arrendo in questa lotta contro un potere occulto, spietato, massonico, che trasforma i cittadini in sudditi, che vuole una stampa e una magistratura asserviti, che attenta alle nostre libertà.
Io non andrò a votare e non riconoscerò alcuna legittimità a queste votazioni, e spero che altri consiglieri comunali di tutte e 10 le città della provincia mi seguiranno in questa battaglia campale in difesa della democrazia e dei diritti. Non pieghiamoci al potere, e non rassegnamoci a subire questo nuovo oltraggio».
Francesco Laurora
