Ha deposto ieri, preso il Tribunale di Trani, l'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti. La sua discesa in città si lega al processo sulle agenzie di rating nato da un’inchiesta della locale Procura della Repubblica, di cui è titolare il sostituto procuratore Michele Ruggiero.
L’ipotesi, a carico di Standard & Poor’s, è di manipolazione del mercato aggravata attraverso report negativi sull’Italia, diffusi nel 2011 e che avrebbero determinato il declassamento non corretto del nostro Paese.
Tremonti, chiamato come teste, ha parlato di «un periodo di grande turbolenza non superata neanche dal successivo governo presieduto da Mario Monti. Infatti, lo spread sarebbe rimasto alto fino a luglio 2012». Ciononostante, l'ex ministro dell'Economia non ha saputo spiegare cosa avrebbe prodotto il declassamento, mentre ha confermato il contenuto di un comunicato del ministero di maggio 2011, riferito da Ruggiero in aula: «I dati macroeconomici, sulla base dei quali S&P ha confermato il proprio giudizio lo scorso dicembre, non solo non hanno subito variazioni sfavorevoli nel corso del primo trimestre 2011, ma, in alcuni casi, sono risultati migliori. L'unico elemento nuovo pare costituito dal rischio di una possibile "paralisi" politica, ma questa è da escludere in assoluto».
A sua volta il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti, all'epoca dei fatti senatore del centrosinistra, nella sua deposizione al processo (nel quale Adusbef è parte civile) ha detto che «il declassamento del rating dell'Italia fu deciso per fare cadere il governo Berlusconi e favorire l'avvento di quello Monti, non legittimamente eletto». Lannutti ha anche riaffermato il pieno diritto di Trani a condurre l'indagine per manipolazione del mercato, perché prima Procura in cui veniva iscritta la notizia di reato.
A deporre si è presentato anche Adriano D'Elia, colonnello della Guardia di finanza che ha condotto le indagini sulla società di rating e ha riferito di un’intercettazione telefonica, del 3 agosto 2011, in cui autorevoli esponenti della società di rating lamentavano l'assenza in Italia di personale adeguato a svolgere valutazioni sul rating del nostro Paese.
La difesa, tuttavia, ha contestato le affermazioni rese dal militare e continuato a battere il chiodo fisso della errata interpretazione del ruolo di S&P, vale a dire « supportare la trasparenza e liquidità dei mercati, fornendo una opinione indipendente del merito di credito relativo. Continuiamo a sostenere la validità delle nostre valutazioni di rating sull'Italia, e durante la crisi dell'Eurozona, e continueremo a difenderci da queste accuse completamente infondate».
Alla luce di quanto emerso, s’è fissata per il prossimo 19 novembre una nuova udienza in cui saranno ascoltati l'ex presidente del consiglio, Romano Prodi, il ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan, il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, il responsabile dell'Ufficio di vigilanza della commissione sull'operato delle agenzie di rating, Neomisio Susi.
In una successiva udienza, calendarizzata per il 10 dicembre, non ci sarà invece la necessità di ascoltare Mario Draghi, presidente della Bce, giacché dichiarazioni rese nell'interrogatorio del 24 gennaio 2011 sono state ritenute dal pubblico ministero sufficienti.
(foto corrieredellosport e ansa)

