Palloncini, preghiere e tanta gente per villa Guastamacchia, che stamani ha riaperto per tornare ad ospitare anziani del quartiere Stadio e della città, «secondo un nuovo progetto, coinvolgente e totalmente dinamico rispetto alle precedenti versioni», ci ha tenuto a precisare l'assessore al ramo, Felice Di Lernia.
Ad illustrare quali siano le differenze rispetto al passato ha contribuito anche Antonio Corraro, presidente dell'Auser, l'associazione capofila del gruppo di soggetti del terzo settore che gestirà la struttura. In altre parole, la nuova villa Guastamacchia non sarebbe neanche lontana parente della precedente, al netto delle sembianze pressoché identiche dello stabile oggetto di lavori.
Prima del taglio del nastro il parroco di San Magno, don Dino Cimadomo, ha benedetto la struttura riqualificata considerandola «un dono di Dio realizzato grazie all'opera portata avanti da tutta l'amministrazione comunale».
Il sindaco, Amedeo Bottaro, ha però ringraziato a sua volta i suoi predecessori, «ciascuno dei quali, per la sua parte, ha contribuito al percorso che ci ha portato ad inaugurare oggi villa Guastamacchia, il completamento del cui iter è stato poi efficacemente realizzato da tutta la mia squadra».
La nuova scommessa è non tanto avere rimesso a nuovo l'immobile, che pure necessitava di interventi strutturali, ma cambiarne la filosofia. Obiettivo, «mettere in rete alcune risorse del territorio - spiega l'assessore Di Lernia -, superando il concetto per cui, per alcuni decenni, da quando villa Guastamacchia esiste, fosse in qualche modo autogestita dai suoi stessi utenti. Noi abbiamo ritenuto si dovesse fare un salto in avanti, una scommessa, farla diventare più proattiva, in grado di produrre e dinamizzare le situazioni piuttosto che, semplicemente, accogliere e fare trascorrere del tempo».
Antonio Corraro, presidente di Auser, conferma che «stiamo lavorando ad un progetto corposo, perché riguarda più associazioni che si sono abbracciate per rendere questo centro quanto più possibile fruibile a tutti i cittadini».










