«Se la struttura in legno che sorregge il tetto dovesse collassare, ci troveremmo in presenza di un disastro di proporzioni immani». Ad affermarlo è Antonio Carrabba, presidente del comitato dei residenti nella zona del Supercinema, che questa sera, in via delle Crociate, nei pressi dell'ingresso dell'ex cinematografo, sono tornati a manifestare per sollecitare l'opinione pubblica.
Lo hanno fatto a distanza di un anno dall'affissione, da parte della proprietà, di manifestini che annunciavano, da lì a poco, l'inizio dei lavori di messa in sicurezza. Tutto questo, anche a dispetto delle sollecitazioni più recenti del sindaco, non è avvenuto.
Il problema si avverte oggi, più che mai, soprattutto all'indomani della relazione rilasciata dal consulente tecnico d'ufficio della Procura della Repubblica di Trani che, sebbene abbia giudicato non eccessivo il degrado dell'eternit di cui è costituito il tetto, che potrebbe essere solo incapsulato, ha rappresentato l'esigenza di mettere assolutamente in sicurezza di sostegno a capriate della copertura, che mostra segni di cedimento.
«Si tratta di ben 800 metri quadrati di amianto - fa notare Carrabba -: se il tetto dovesse venire giù, le conseguenze sarebbero davvero drammatiche sia per la popolazione tranese, sia per quelle limitrofe, a causa dell'irrefrenabile dispersione in atmosfera delle particelle d'amianto».
Insieme con lui il presidente del Codacons di Trani, Nicola Ulisse: «Non vogliamo fare allarmismo, ma è necessario intervenire per risolvere in concreto questo problema, che ci trasciniamo da troppo tempo e non è tollerabile per un paese civile».
Per la verità, preoccupa lo stato di degrado dell'intero immobile, sulla cui facciata emerge, sempre più netta, una preoccupante crepa latitudinale che non sembra preludere a nulla di buono.
«È dal 1999 - ricorda Carrabba - che rappresentiamo l'esigenza di un risanamento dell'intera zona, comprendendo anche l'ex caserma dei Carabinieri, poi Istituto professionale per il commercio. Questo quartiere, e la città, meritano salubrità e sicurezza».
Federica G. Porcelli









