I primi di febbraio dichiara in un’intervista di essere il benzinaio più caro d’Italia - con tanto di tam tam mediatico che lo porta alla ribalta delle cronache nazionali - e qualche settimana dopo la Ip gli revoca la gestione dell’impianto per «gravi inadempienze».
Così il contenzioso fra Roberto Centrone, gestore dell’area di servizio di via Malcangi, e la società petrolifera finisce in Tribunale.
Ieri era in programma la discussione dell’opposizione al ricorso urgente ex articolo 700 cpc innanzi al giudice Maria Anna Altamura.
Questi i fatti. I primi giorni di febbraio Centrone afferma davanti alle telecamere di essere il benzinaio più caro d’Italia, arrivando ad ammettere di essere costretto a rifornirsi lui stesso presso altre pompe di benzina. Tanto perchè il prezzo - circa 2,345 euro a litro per la benzina e 2,445 per il diesel - sarebbe di gran lunga superiore rispetto a quello degli altri distributori. L’intervista viene condivisa su Tik Tok, e fa un boom di visualizzazioni, quasi tre milioni. Le maggiori testate giornalistiche nazionali, i siti e le emittenti parlano di lui.
Nel ricorso della Ip al giudice Altamura, però, viene riportato che la causa di risoluzione del contratto è la chiusura illegittima del punto vendita. Tanto perchè, alla data del primo marzo, i serbatoi di Centrone erano vuoti. Lo stesso, infatti, non si è più rifornito di carburante, sospendendo l’erogazione.
Un comportamento che, secondo la società, fa scattare la clausola risolutiva unilaterale espressa del contratto di cessione d’uso dell’impianto. La Ip, inoltre, fa anche riferimento al danno all’immagine, giudicando il comportamento di Centrone come irresponsabile.
Il personale della società, dopo aver accertato la sospensione del servizio, lo scorso 6 marzo ha inviato i suoi funzionari per rientrare in possesso dell’impianto, ma l’imprenditore tranese ha opposto un netto rifiuto.
Lo stesso, però, ha cercato di difendersi, sostenendo di aver più volte, nel corso degli anni, ha chiesto all’azienda un adeguamento dei prezzi da consentirgli di poter tornare sul mercato. E di conseguenza si sarebbe detto disponibile a riprendere l’erogazione del servizio a condizioni maggiormente concorrenziali. Anche perchè a suo dire le perdite, dal punto di vista economico, sarebbero state enormi.
Fra l’altro, Centrone - che ha invocato l’abuso della dipendenza economica da parte della Ip - continua a vigilare sull’impianto, in funzione del fatto che in un terreno adiacente ha avviato un’attività di autolavaggio automatico.
Ma chiaramente la situazione in cui ora si viene a trovare dopo la decisione dell’azienda gli preclude la possibilità di lavorare.
La parola adesso passa al giudice, che dovrà decidere in merito all’accoglimento o al rigetto del ricorso presentato dalla società petrolifera. Per il momento ha aggiornato l'udienza al prossimo 5 giugno.
(fonte, La Gazzetta del Mezzogiorno)
