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Primo Maggio a Trani, la tragedia di Bisceglie sullo sfondo del dramma del lavoro dignitoso

«Ieri sera è successa un'ulteriore tragedia sul lavoro. Due sicari a volto coperto sono entrati in un ristorante a Bisceglie e hanno iniziato a sparare. Un lavoratore, che stava lavorando in quel ristorante, ci ha rimesso la vita». Con queste parole Michele Valente, segretario generale della Cgil Bat, ha aperto sul palco di piazza della Repubblica a Bisceglie la manifestazione del Primo Maggio 2026, a carattere provinciale, organizzata congiuntamente da Cgil, Cisl e Uil, dedicando un minuto di raccoglimento alla memoria di Angelo Pizzi, il cameriere 62enne ucciso la sera precedente nel locale in cui lavorava.

«Lo conoscevo personalmente - ha aggiunto Valente - e vi chiedo di fare un minuto di silenzio alla sua memoria, e a quella di tutti i lavoratori che perdono la vita sul posto di lavoro, che escono di casa per andare a lavorare e poi non fanno più rientro».

IL TEMA DELLA MANIFESTAZIONE

Le segreterie nazionali delle tre sigle sindacali avevano scelto per quest'anno il tema del lavoro dignitoso. «Potevamo dedicare questo Primo Maggio a tantissimi altri temi - ha spiegato Valente - ma abbiamo scelto questo perché crediamo che corrisponda al momento che stiamo vivendo. Ci arrivano notizie, da fonti governative, di uno stato di salute del lavoro in Italia con livelli occupazionali che si dice abbiano raggiunto valori mai toccati prima. Ma la verità è un'altra: in Italia sta aumentando il lavoro povero. Sta nascendo una nuova classe di cittadini che sono i nuovi poveri, e quella grande maggioranza è formata da lavoratori. Tanti lavoratori non riescono più a portare avanti la propria famiglia e a far fronte agli adempimenti che un reddito da lavoro dovrebbe garantire ogni mese».

I PRIMATI NEGATIVI DELLA BAT

Sul territorio provinciale, il quadro appare ancora più preoccupante. «La Bat, purtroppo, ha una serie di primati, ma sono tutti negativi - ha sottolineato Valente. - Basta guardare il rendiconto sociale dell'Inps pubblicato qualche mese fa per rendersi conto di come nella nostra provincia il numero dei contratti a tempo determinato sia il più alto tra tutte le province pugliesi. All'interno di quei contratti a tempo determinato, abbiamo anche il numero più alto di contratti part-time, le medie retributive più basse, il differenziale salariale tra uomini e donne più alto in Puglia e le pensioni più basse rispetto alle altre province. Come vedete, i primati della Bat sono tutti negativi».

Per provare a invertire la rotta, il sindacato sta ragionando con le controparti e con i sindaci dei vari comuni su una piattaforma comune di rilancio. «Questo territorio esprime tante potenzialità nell'artigianato, nell'agricoltura, nel turismo, nel manifatturiero - ha detto Valente - però manca un progetto vero di rilancio».

IL LAVORO DELLE DONNE

Sul versante dell'occupazione femminile, Tonia Spina, segretaria territoriale della Cisl Bari-Bat, ha illustrato una realtà contraddittoria: «Nella Bat i dati sono leggermente in controtendenza: le donne hanno registrato un incremento occupazionale rispetto agli uomini, che negli ultimi due anni hanno perso circa 7.000 posti di lavoro. Il problema è ancora più grave nel momento in cui si va a guardare quali lavori svolgono le donne e in che modo. Si tratta quasi esclusivamente di contratti poverissimi, di poche ore settimanali, molto spesso a tempo determinato, che non danno la garanzia di una stabilità lavorativa né di un reddito dignitoso».

La Spina ha poi rimarcato come, in un contesto in cui anche gli uomini faticano a trovare occupazione stabile, il reddito femminile stia diventando determinante per la tenuta economica delle famiglie del territorio. La richiesta avanzata dal palco è quella di un patto sociale allargato: «Un patto che metta insieme le istituzioni, i sindacati e la politica - ha concluso la segretaria. - Una politica più compatta, che guardi nella stessa direzione: il bene di questo territorio. Se non si decide di affrontarne le difficoltà, rischiamo una débâcle del mondo lavorativo».

Sul palco è intervenuto anche Francesco Di Leo per la Uil Barletta, che ha richiamato il peso della delocalizzazione produttiva verso paesi con manodopera a basso costo, e ha salutato positivamente il decreto varato dal governo in occasione del Primo Maggio, pur definendolo un punto di partenza piuttosto che una soluzione.


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