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La nuova età della pietra, report sul settore lapiedeo

Se nel reportage sul settore calzaturiero si è potuto solo accennare all'andamento globale del mercato, la storia del settore lapideo ci induce a dover guardare con maggiore attenzione ad una serie di fattori la cui complessità è indubbia, ma che soli possono permettere di capire come l'industira legata alla pietra stia soffrendo della crisi globale. 

L'attività economica che ruota intorno alla pietra è sicuramente quella che ha maggiormente caratterizzato il marchio Trani nel mondo. Dà il nome ad un prodotto che non è esclusiva del sottosuolo tranese, trattandosi di formazioni calcaree presenti in diverse zone della Puglia, ma è indubbio merito delle aziende locali averne fatto per prime un prodotto altamente qualificato, unico nel suo genere, quello che poi nel mondo sarà riconosciuto come "la pietra di Trani". 

Ne ha attraversati molti di momenti di crisi il lapideo. Il proprietario di una storica azienda di trasformazione dice di ricordarle tutte, costringendo periodicamente la sua azienda a ridurre la produzione e a mandare a casa decine di operai: "Nel '70 è stata dura, ho dovuto licenziare molti operai, ma anche negli anni ottanta e novanta si è sofferto. Ma la crisi che stiamo attraversando è diversa, i problemi sono gli stessi di quegli anni (il prezzo dell'energia, del lavoro, lungaggini burocratiche, ndr) solo che questa volta sembra tutto molto più grave, non si riesce a vedere uno sbocco". Il lettore attento avrà sentito riecheggiare alcuni problemi che già nel precedente reportage si erano messi in luce. In effetti i problemi sono molto simili e simili sono i volumi delle perdite sia in termini di fatturato che di posti di lavoro. Presto saranno chiare alcune importanti differenze. Ma andiamo con ordine. 

Estrazione, trasformazione e commercializzazione. Intorno a queste tre attività si muove il lavoro delle aziende del settore lapideo, con varie combinazioni possibili. C'è chi estrae soltanto, chi trasforma i blocchi estratti (la maggior parte),chi commercializza e chi riesce a percorrere tutta la filiera. Differenze importanti perchè queste comportano una diversa reazione alla crisi globale.

La ricchezza delle cave ha aiutato molto chi ne ha il possesso. I maggiori problemi si hanno per le industrie dedite alla trasformazione. Il sign. Battaglini, responsabile del Co.Ge.Ser., ha fornito in proposito dati abbastanza dettagliati: nel complesso le aziende di trasformazione si sono viste ridurre gli utili del 40%, che intorno al duemila ammontava a circa cento milioni di euro. Inevitabili le ricadute sull'occupazione, ridotta negli ultimi dieci anni a 800 operai, circa il 50% in meno. 

Il dato diventa ancora più preoccupante se si pensa che i segni in negativo delle aziende non sembrano arrestarsi. Se autorevoli esponenti del governo nazionale e alcuni economisti vedono l'Italia come un paese che comincia a riprendersi, qui le cose non vanno esattamente nella stessa direzione. Non per le nostre industrie, non per la nostra occupazione. Qui il segno meno non si è ancora stabilizzato e il pessimismo degli addetti ai lavori non è certo dissimulato. Se la testimonianza della parola è insoddisfacente, può convincere un altro dato. Si tratta della quantità di carbonato di calcio (pulviscolo residuo della lavorazione della pietra) smaltita nelle discariche. Confidando che i responsabili delle segherie non abbiano provveduto in altro modo (più rischioso e meno economico) a liberarsi dei residui di lavorazione, il volume del carbonato di calcio negli ultimi dieci anni è andato calando progressivamente dal 2001, con due picchi in evidenza: uno nel 2001 quando segnò un -12,42%, l'altro nel 2009, -28,7%. 

I dati sono confermati da Umberto Cormio, della sezione marmi di Confindustria. Ma Cormio non si limita a commentare i dati. Parla della storia del commercio della pietra, caratterizzatosi soprattutto in un'attività di esportazione in tutto il globo. Il boom degli anni sessanta e settanta ha aperto mercati negli Usa, nel bacino mediterraneo, in sud America, Cina, Singapore, Giappone. Dubai. Tutti mercati che hanno fatto la gloria del settore, progressivamente venuti meno ed ora quasi scomparsi. Si esportava materiale già lavorato, dando quindi lavoro a un po' tutta la filiera. Ora le esportazioni sono crollate e quando sopravvive si tratta di esportazione di blocchi di pietra, lavorata nei paesi importatori che hanno provvisto ad attrezzarsi delle tecniche necessarie.

La pietra di Trani quindi nonostante tutto conserva il suo fascino ma altri paesi si sono fatti produttori di materiali di alta qualità a prezzi enormemente inferiori: Egitto e Turchia in primis, ma dalla Cina arrivano materiali di ottima fattura prodotti con sofisticate tecniche industriali. Ovviamente a prezzi inarrivabili.

Diverse le cause tra cui spicca l'oramai arcinota questione energetica. Il prezzo dell'energina per le aziende italiane è troppo alto rispetto a quelle europee. Ma anche la scarsa erogazione dei prestiti bancari, ridotti del 70% anche per le grosse aziende. I soliti problemi quindi, ai quali si aggiungono altri di natura politica. È lo stesso Cormio a fornirmi l'assist per la domanda accennando ai presunti problemi ambientali legati all'attività estrattiva. "Quando abbiamo saputo che Losappio avrebbe presieduto l'assessorato all'ambiente ci siamo preparati a durissime battaglie. Battaglie che di fatto abbiamo dovuto condurre. Ma le posizioni radical ambientaliste di Losappio si sono modificate col tempo, ha avuto la possibilità di comprendere meglio quello che era il nostro lavoro, il suo reale impatto con l'ambiente e devo amettere che in fin dei conti è stato un buon assessore. Alla fine noi lavoriamo con la pietra, è un prodotto naturale, la fine della coltivazione (l'estrazione della pietra viene detta in gergo tecnico "coltivazione", è un eufemismo, ndr) di una cava spesso comporta un ripristino di quello che era l'ambiente prima dell'attività". Siamo sicuri che se i lavori fossero condotti ad arte le parole di Cormio sarebbero più che veritiere. Ma quando ho girato per le campagne dell'agro tranese, andriese e biscegliese per vedere da vicino lo svolgimento dell'attività estrattiva, spesso mi sono trovato davanti a paesaggi lunari che purtroppo della luna non riescono ad averne il fascino. E spesso si trattava di cave non coltivate da decenni. 

Sicuramente c'è molto pregiudizio sui "cavatori". Nella fase preparativa dell'intervista ho cercato negli articoli pubblicati negli ultimi anni di ricavare informazioni utili. Quando ho riportato alcune dichiarazioni di politici locali e non sul tema del settore lapideo tutti hanno manifestato una certa insofferenza, questa volta autenticamente bipartizan. La distanza della politica si sente, gli imprenditori la sentono, i lavoratori la subiscono. "Sono tutte chiacchiere, chiacchiere di lobby, di potentati, non se ne salva nessuno". In Italia dilaga da sempre un certo qualunquismo, ma questa volta è un qualunquismo che credo meriti ascolto.

Arcangelo Rociola (publicato da Il giornale di Trani il 26 febbraio 2010)

 


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