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Ong e politica interna italiana, la riflessione di uno studente di Trani: «Investire lì, per evitare migrazioni in massa e ingenti spese di accoglienza»

Ultimamente il quadro politico complessivo, sia interno che estero, appare piuttosto in crisi: nell'arco degli ultimi trenta giorni si sono verificate delle gravi crisi diplomatiche e non solo. Basti pensare alla crisi fra Usa e Corea del Nord od al tentativo di Maduro di prolungare la sua permanenza in carica come Presidente del Venezuela manu militari. 

Tuttavia, a fare da vessillifera in materia di crisi, ci pensa, senza indugio, l'Europa. Quest'ultima, in balia delle ormai solite divisioni per quanto concerne la visione della politica economica, dell'immigrazione e della diplomazia, appare ai più come un conglomerato di stati, i quali, quasi per puro caso, si ritrovano a dover far fronte, quasi senza volerlo, ad una crisi senza precedenti ; in ciò, tuttavia, dimenticando le lezioni più importanti della propria storia, caratterizzata da statisti lungimiranti, da studiosi innovatori e da scienziati di fama, mossi dall'anelito di conquistare nuovi diritti e nuove libertà,  ma anche, in buona parte, da grandi (e pessimi) colonizzatori.

In tutto questo, a fare da sfondo, ci sono state le elezioni francesi, che hanno provocato un ulteriore dualismo all'interno della politica europea: Macronisti e Lepenisti. E in Italia che cosa sta accadendo? Una bella domanda, che meriterebbe altrettanto, obtorto collo, una pronta e decisa risposta. L'Italia, in quest'ultimo frangente storico, si presenta più divisa che mai e, come l'Europa, priva di una linea ferma e chiara tanto in materia di politica estera quanto di politica interna. 

Tuttavia, nel nostro paese vige costantemente una corrente di  pensiero secondo la quale ciò che in realtà è nero deve necessariamente farlo sembrare bianco, anche a rischio di sfiorare il ridicolo. Un pensiero, quest'ultimo, che fa parte da tanti anni or sono del corredo della politica pseudo-sociale di una buona parte della sinistra, anche se non tutta. Mi riferisco allo scandalo che da più di una settimana sta interessando il nostro paese, mettendo (finalmente) a nudo le criticità (e, forse, anche le magagne)  della sua politica d'accoglienza sfrenata ed, in genere, di tutta (come avrebbe detto La Pira, uno che di politica estera se ne intendeva, eccome) la weltaschauung della politica estera italiana: la questione delle Ong. 

Come molti sono stati in grado di rilevare, financo  un semplice studente universitario come Luca Donadel, anche se con alcune imprecisioni, il nostro paese accoglie (ma a tratti pare che sia costretto ad accogliere) più del dovuto migliaia e migliaia di persone disperate in totale assenza di tutte le necessarie  precauzioni in tema di sicurezza. 

Ma chi decide ed organizza, realmente, questi meri e propri suicidi in mare? Nel 2017 il Viminale ha rilevato che in Italia lo sbarco dei migranti è aumentato di circa il 50%.

Il Procuratore della Repubblica di Catania,  Carmelo Zuccaro, coraggiosamente e controcorrente, ha cercato di richiamare l'attenzione delle istituzioni competenti sul problema, in assenza, a suo dire, dei presupposti che legittimassero l'apertura di un fascicolo da parte della sua Procura; e ciò ha fatto differenziandosi da tanti altri suoi colleghi.

Non pare si possa escludere che l’iniziativa sia nata dai rumores su informative dei nostri Servizi i quali, tuttavia e come spesso è accaduto nella storia della nostra Repubblica, si sono affrettati a smentire l’esistenza di rapporti in tal senso. Altrettanto di frequente è accaduto, peraltro, che siffatte smentite fossero una toppa peggiore del buco, poiché, a questo punto, appare ancor più grave che i Servizi Europei di Frontex sappiano (come hanno dichiarato) e che quelli italiani ignorino…

Sono molte le domande cui si dovrà dare auspicabilmente una risposta:  i titolari dei relativi poteri  dovrebbero indagare e capire chi realmente spinga o agevoli  questa immigrazione di massa verso il nostro paese ed in genere verso tutta l'Europa e, soprattutto,  quali siano i mezzi attraverso i quali  forze ancora non ufficialmente identificate  stanno tentando di riempire l'Europa di povera gente, approfittando del loro stato di disperazione, mettendo ancor più a repentaglio le condizioni del vecchio continente.

Utilizzando, a quanto pare, proprio alcune Ong.

Non a caso, una delle più importanti Ong che opera nel nostro mare per "salvare" vite umane si chiama “Open Society Foundation” e  sembra faccia  capo a George Soros. Sarà naturalmente una coincidenza, ma proprio in questi giorni, in concomitanza con le  iniziative partite dopo le dichiarazioni shock del  Procuratore della Repubblica di Catania Carmelo Zuccaro in merito al presunto lavoro sporco operato da alcune Ong,  è stato ricevuto a Palazzo Chigi per interloquire  con il nostro Presidente del Consiglio proprio lui, George Soros,  il ritenuto dominus  della “Open Society Foundation”.

Desta, ovviamente, meraviglia sia il fatto che la visita non sia stata preceduta da alcun comunicato stampa sia la integrale mancanza di comunicati successivi all’incontro e che illustrassero all’opinione pubblica i contenuti di detto avvenimento. Strano: siamo abituati a comunicati stampa che ci parlano di iniziative sul nulla e si tace sull’incontro con uno degli uomini più influenti del Pianeta e che è abituato a ricever visite dei Capi di Governo non a farne.

Credo che sia sufficiente  questa piccola informazione per comprendere che, sebbene le indagini del Procuratore Zuccaro non siano state ancora avviate, le dichiarazioni di quest’ultimo abbiano un minimo di fondamento e, in una Nazione seria ( e non è detto che la nostra necessariamente lo sia ) meritino ogni consentito approfondimento.

Per evitare di fondare il mio assunto su di un singolo avvenimento, mi permetto di suggerire, a chi abbia tempo a disposizione, di leggere un libro dal titolo: «Armi di immigrazione di massa» di Kelly M. Greenhill, ricercatrice di Harvard, nel quale l'autrice tenta di elencare i tentativi di abbassare il costo del lavoro attraverso queste epocali  spedizioni.  In Italia, dal punto di vista culturale, l'intellettuale Diego Fusaro ha dichiarato, in più di un'occasione, di condividere questa tesi.

Dunque, fin qui si è sinteticamente descritta la situazione interna allo stato dell’arte.

Ma la mera osservazione della attuale situazione servirebbe a poco.

Per tale ragione mi permetto di suggerire quella che potrebbe essere una weltaschauung, nonché una ipotesi di lavoro per una visione di politica estera immaginabile  per un paese come l'Italia che, da sempre, è al centro di un crocevia di  assetti di interessi e di sfere geopolitiche contrapposte e non di rado inconfessate.

In Italia credo che sia necessario innanzitutto attuare una seria politica di difesa dei confini nazionali che, tuttavia, non si riduca soltanto ad un blocco navale, ma che abbia,, innanzitutto, come presupposto una politica culturale e di dialogo, poiché la contraddizione, nella tesi, è soltanto apparente.

Infatti, l'Italia, più di tutti gli altri paesi in Europa, a causa della sua posizione geografica nel cuore del Mediterraneo, ha interesse ad aprire un vero dialogo con i paesi del terzo mondo. Un dialogo che concerne innanzitutto una visione lungimirante  e condivisa di politica estera e di controllo delle immigrazioni di massa, un dialogo commerciale ed anche di scambio di vedute politiche. In Italia, abbiamo avuto politici di primo piano che  hanno più volte dimostrato abilità ed intelligenza a proposito di politica estera. Ad esempio, Giorgio La Pira, il quale più volte lasciò intendere che la via del dialogo, in particolare per l'Italia e gli altri paesi del Mediterraneo, è l'unica chiave che conduce allo sviluppo economico e politico di uno stato e che può garantire una pace duratura nel mediterraneo. Dunque, una partecipazione alle ricchezze e allo sfruttamento delle risorse da parte di tutti i popoli, se veramente si vuole garantire uno sviluppo effettivo e costante del processo di democratizzazione delle nazioni più giovani ed instabili(evitando gli errori e gli orrori del colonialismo del secolo scorso). Fu, ad esempio, proprio Giorgio La Pira, attraverso la via del dialogo, ad onor del vero assieme ad Amintore Fanfani, a sbloccare la crisi di Suez nel 1956. In quel solco, ritengo sommessamente, dovrebbe ripensare la propria linea politica una destra cattolica moderna e profondamente sociale, arricchendo un bagaglio che, talvolta non a torto, viene accusato dai suoi detrattori di essersi troppo immiserito  e sganciato dal retroterra dei suoi originari Valori. Con ciò, oltretutto, disinnescando la tesi dei propri avversari, secondo i quali il pensiero sociale dei cattolici può esistere solo se collocato a sinistra.

Oggi, il nostro paese e la sua classe governativa stanno mostrando eccessivi tentennamenti sul da farsi per risolvere queste crisi. Affrontare il dramma della immigrazione incontrollata che sta affliggendo il nostro continente ed, in particolare, la nostra nazione, significa innanzitutto riflettere sulla inevitabilità di una politica, concertata fra tutti i paesi dell’UE, di aiuti seri(progetti condivisi e conseguenti provviste finanziarie) per realizzare nei paesi del continente africano strutture ed infrastrutture (a cominciare da Scuole ed ospedali) per migliorare la loro condizione economica e culturale.

Basti pensare che oggi si spendano circa quattro miliardi di euro all’anno per la gestione della cosiddetta “accoglienza”. Con pari importi, sarà certamente possibile realizzare quegli investimenti in loco che limitino l’immigrazione di massa nel nostro continente, facendo altresì venir meno le ragioni della immigrazione stessa. Quattro miliardi annui non sono cosa da poco, salvo che la ragione per cui essi si spendano non siano da ricercare in altri motivi che non siano quelli umanitari…

Francesco Tomasicchio - studente


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