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Discarica di Trani, interviene Legambiente: «Va ricolmata e poi chiusa»

Fino a quando la vicenda della discarica di Trani non sarà avulsa da strumentalizzazioni politiche non si potrà procedere con un approccio scientifico e giuridico complessivo che consideri non le emergenze e contingenze, ma una generale e definitiva risoluzione.

Le potenzialità inquinanti della discarica vengono emotivamente sbandierate sino alla proclamazione di una chiusura “senza se e senza ma” da parte di opposizione e movimenti, cui fa seguito un conformato indirizzo di maggioranza nel supposto timore di perdita di consenso. Ne sono derivati interventi tampone e dispendi economici apparentemente indirizzati alla chiusura della discarica senza un vero e proprio piano complessivo che analizzi tutte le varianti e soprattutto comprenda come ci si trovi al cospetto di una ex cava la cui ultimativa destinazione non può che essere un intervento che la ricolmi completamente e la riporti al piano di campagna.

Solo con un tale obiettivo le attività di bonifica potranno garantire una concreta e duratura messa in sicurezza. Nel momento in cui si individuano tre lotti della discarica, cui si aggiunge l’ulteriore e temuto lotto due bis, anticamera di ipotetica riapertura, va in realtà esplicitato come si sia al cospetto non di quattro aree tra loro distinte ma di situazioni che insistono tutte nel bacino della ex cava lapidea.

Vi è una continuità tra i lotti separati dal sottosuolo dalla guaina e dagli strati protettivi e, in alto, le acque meteoriche mediante le tanto invocate coperture non conoscono tuttavia soluzione di continuità nella loro interazione. Ne consegue come il fantomatico lotto tre, più basso rispetto ai primi due ed al ciglio di cava, per l’elementare principio dei vasi comunicanti subisca la ricezione e fuoriuscita di percolato che proviene dai lotti superiori.

Isolare il singolo lotto e non l’intera ex cava con le coperture antipioggia significa creare delle “isole montagnose” nel bacino della cava con la conseguenza che le acque meteoriche scivolando sulle coperture si raccolgono comunque sul fondo della cava con il rischio, di fatto, di rimescolarsi al percolato. Ne conseguirebbe una continua rincorsa alla risoluzione delle nuove problematiche generate dalle precedenti soluzioni.

Ben vengano i finanziamenti regionali, ma gli stessi devono collocarsi in una generale visione di risoluzione definitiva, concertata con un redigendo piano rifiuti regionale che certamente stigmatizzi ed individui come soluzione marginale il ricorso alle discariche.

Tuttavia, per la discarica di Trani non può immaginarsi la copertura del lotto tre se prima non si rimuove parte dei rifiuti in esso presenti per operare l’intervento di “ricucitura” delle pareti in cui si è individuata la potenziale perdita verso il sottosuolo, altrimenti l’intera discarica e non il solo lotto tre, per la su descritta caratteristica di continuità, costituirà un permanete pericolo ambientale.

Sempre nel lotto tre, si impone la “riabilitazione” del pozzo spia, “sospettato” di poter presentare rotture nella camicia di protezione tali da intercettare inquinanti che possono alterare la lettura dei valori. Ancora, il lotto due bis, lasciato incompiuto, diverrebbe un continuativo ricettore di pioggia ed un lago “innaturale” al centro di una discarica che in tali condizioni difficilmente potrebbe definirsi chiusa al di là di qualsivoglia atto amministrativo.

Sia la logica scientifica che la legislazione che governa le ex cave impongono che le stesse siano ricolmate e riportate al piano campagna ed occorrono onestà e coraggio politico e civico per esprimersi in una tale direzione. Chi legge potrebbe sostenere che Legambiente vuole riaprire la discarica. Invece, ciò che si vuole asserire è che solo una pianificazione che, individuate le vie di reflusso di percolato e gas, progetti una idonea impiantistica e configuri, all’esito nei necessari interventi di messa in sicurezza, un’idonea colmatura di tutto il bacino ove insistono i lotti della discarica, potrà porre definitivamente in essere la chiusura della discarica di Puro vecchio.

Non ha senso immaginare interventi tampone o sperare in ipotetici risarcimenti per una pronuncia di disastro ambientale, difficilmente dimostrabile nelle aule di Tribunale, senza, invece, considerare l’unica possibile soluzione definitiva ovvero quella di ricolmare l’intero bacino della discarica.

In tale direzione, ponendo da parte tatticismi politici ed operando nell’esclusivo interesse di ambiente e collettività si invitano tutte le forze politiche, i movimenti e le amministrazioni locali e regionali a razionalizzare gli sforzi e massimizzare le economie disponibili. Il territorio di Trani conosce una enorme produzione di inerti, come in parte oggi anche raccolti dal consorzio Co.ge.ser,nato all’indomani delle denunce di Legambiente contro l’abbandono indiscriminato sul territorio di detriti della lavorazione della pietra. Tali residui, insieme a possibili altre molteplici categorie di inerti, non andrebbero che a restituire alla ex cava, attuale discarica, la stessa tipologia di materiale originariamente presente.

La nozione di recupero contenuta nella disciplina europea sui rifiuti, intesa quale operazione il cui principale risultato sia di permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo utile, sostituendo altri materiali che sarebbero stati altrimenti utilizzati per assolvere una particolare funzione, impone, nell’obbligo logico-normativo, di ricolmare il bacino della discarica cittadina, di individuare le specifiche categorie di rifiuti atte a svolgere un tale compito sino ad una definitiva chiusura e normalizzazione per il post esercizio dell’impianto.

La paradossale alternativa sarebbe quella dell’economicamente insostenibile acquisto di materiali di riempimento a fronte invece di un introito che il conferimento di inerti ed assimilati invece consentirebbe, con un recupero finanziario che, unitamente al contributo regionale consentirebbe di garantire le indispensabili risorse economiche per una gestione finalizzata ad una concreta e definitiva chiusura del sito inquinate.

Se per gli alberi di piazza della Repubblica si è operata una scelta radicale, supportata e giustificata da una idonea e preventiva perizia per porre rimedio agli errori del passato, analogo coraggio si impone per la soluzione del problema della discarica tranese.

Legambiente, nell’invitare tutti ad un leale e costruttivo confronto scientifico sul tema, nel frattempo continua l’attività di denuncia di microdiscariche presenti sul territorio come da un ultimo processo penale che, anche grazie al senso civico ed alla testimonianza di cittadini e di una consigliera comunale, ha consentito di individuare il coinvolgimento di un laboratorio cittadino nell’indiscriminato abbandono di rifiuti speciali.   

Il presidente di Legambiente Trani – Pierluigi Colangelo


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