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Antenna di fronte al castello di Trani, il Tar non si commuove: «Vietata anche se camuffata da un camino, è area comunque vincolata»

L’antenna telefonica sul lastrico solare di un immobile di via Alvarez, di fronte al castello svevo, sebbene camuffata da un camino, non si farà. Sarebbe bastato proporre un’ubicazione diversa, fuori del vincolo paesaggistico e artistico di zona, ma la società proponente ha insistito per quella ed è stata respinta.

LE PARTI

È quanto ha deciso la Terza sezione del Tribunale amministrativo regionale per la Puglia (presidente Ciliberti, consigliere Dibello, estensore Serlenga).

I giudici hanno rigettato il ricorso proposto dalla società Wind-Tre, difesa dagli avvocati Giuseppe Sartorio e Annalisa Agostinacchio, di Bari, contro il Comune di Trani, difeso dall'avvocato Vittorio Triggiani, la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia, difesa dall'Avvocatura distrettuale dello Stato, e con l'intervento ad opponendum della signora Angela Occhionorelli rappresentata e difesa dagli avvocati Giuseppe Domenico Torre e Michele Cosentino, del Foro di Bari.

Quest’ultima ha promosso un giudizio civile, tuttora pendente, per la risoluzione del contratto di locazione stipulato nel 2014 per l’installazione del controverso impianto di telefonia.

Il «NO» DELLA SOPRINTENDENZA ED IL RICORSO

Obiettivo del ricorso, l'annullamento della nota con cui la Soprintendenza, nell'ambito del procedimento avviato dal Comune di Trani per la convalida del provvedimento di assenso all'installazione di impianto di telefonia mobile sull'immobile di via Alvarez, avviata a febbraio 2017, aveva espresso parere negativo alla realizzazione dell'impianto.

Insieme con quello del ricorso principale, la società ha invocato presso il Tar l’annullamento di ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale, compreso il diniego, da parte del dirigente dell'Area urbanistica del Comune di Trani, fondato proprio sul parere negativo della Soprintendenza.

L’ente di tutela si era espresso dapprima con un motivato preavviso di diniego fondato sull’incompatibilità dell’opera con il contesto urbano circostante, «considerato che l’immobile prospetta su via Alvarez, area sottoposta alle disposizioni di tutela indiretta in quanto zona di rispetto del castello svevo di Trani».

Successivamente, non avendo condiviso le osservazioni presentate dalla società, aveva espresso un diniego “costruttivo”, confermando l’incompatibilità dell’intervento in questione con i valori tutelati che caratterizzano il contesto in cui il sito è ricompreso, ma suggerendo, al contempo, l’individuazione di un sito alternativo, idoneo ad evitare conflitti visivi con valori culturali e monumentali.

Il Comune, dal canto suo, si è avvalso sia del parere della Soprintendenza, sia delle norme tecniche di attuazione del Piano urbanistico generale che, per la zona storica del territorio comunale, fissa come obiettivo «la tutela del patrimonio artistico, storico, tipologico e paesistico attraverso la conservazione e valorizzazione sia dei monumenti singoli, sia degli edifici e degli insiemi edilizi d’interesse paesaggistico».

La Wind-Tre, nel ricorso, ha sostenuto che l’immobile in questione non sia contemplato all’interno del decreto di vincolo e, conseguentemente, il progetto di stazione radio base non soggiaccia ai limiti imposti dalla citata norma. In ogni caso, non sarebbero stati adeguatamente valutati né la tipologia progettuale prescelta (camuffamento dell’antenna all’interno di una finta canna fumaria), né il contesto urbanistico circostante l’impianto, né le finalità di pubblico interesse alla base della richiesta di installazione dell’impianto nell’area prescelta.

LE CONCLUSIONI DEL TAR

Al contrario il Tar, facendo sue le censure della Soprintendenza, ha valutato che «il progetto determini un forte impatto visivo e un rilevante intralcio prospettico, prevedendo l’installazione di antenne e parabole su di un palo metallico di altezza pari a 7,50 metri, distonico sia rispetto ai fabbricati storici circostanti sia rispetto al castello svevo, edificato nell’anno 1233. E non è decisiva la mimetizzazione dell’antenna all’interno di un finto camino, poiché ubicato su un terrazzo frontistante il castello, di altezza superiore a un edificio di due piani, impattante sulla zona circostante e comunque non conforme allo stile architettonico tradizionale».

Ciononostante, «proprio in considerazione delle stringenti necessità imposte dalla legge che regola le telecomunicazioni – si legge in sentenza -, dunque proprio in considerazione delle finalità di interesse pubblico in gioco, la Soprintendenza ha ritenuto di esprimere ciò che ha qualificato – testualmente - un “diniego costruttivo”, consentendo alla società interessata l’individuazione di un’area alternativa».

Dopo avere richiamato sentenze sul punto dei Tar di Lombardia e Campania, nonché del Consiglio di Stato, quello pugliese giunge alla conclusione per cui «non può dubitarsi che la proposta ubicazione dell’antenna Wind-Tre sia suscettibile di determinare una significativa interferenza con la prospettiva e lo skyline del centro storico e della costa tranese, tenuto conto della complessiva cornice ambientale e paesaggistica. L’intero contesto rappresenta un unicum ambientale e architettonico di rilevante valore artistico e culturale».

Il pronunciamento richiama, anche, due decreti di vincolo della Soprintendenza, rispettivamente del 2008 e 2011, che prescrivono di «salvaguardare le condizioni di prospettiva, luce, cornice ambientale e decoro dell’area indicata» e che «dovrà essere mantenuta e conservata l’integrità planimetrica delle piazze, strade e luoghi pubblici esterni all’area del fossato, al fine di garantire la godibilità pubblica del rapporto imprescindibile esistente tra mare, castello e centro antico, consolidato nel corso dei secoli, in quanto il mare era la principale via di accesso alla città, della quale l’area in questione costituisce “porta”».

IL COMMENTO

«La vicenda assume particolare significato - commenta l'assessore all'ambiente, Michele di Gregorio - considerato che la difesa di quello splendido scorcio del nostro patrimonio artistico, paesaggistico e storico, andata a buon fine per la sussistenza delle suddette motivazioni, è stato il frutto della proficua collaborazione di due enti pubblici coinvolti (Comune di Trani e Soprintendenza Bat), con il privato proprietario dell’immobile, fortemente voluta da questo assessorato»


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