Tre mesi. Tanto è bastato perché la promessa della continuità si trasformasse in un'attesa senza fine e, a tratti, in uno spettacolo surreale. Ed oggi si fa fatica a riconoscere la città di cui si parlava nei comizi.
Marco Galiano ha vinto il ballottaggio per poco più di cinquecento voti: un margine che avrebbe dovuto suggerire prudenza, ascolto e, soprattutto, rapidità nel dare risposte. Si è avuta, invece, l'impressione di settimane spese a comporre equilibri, distribuire caselle, mettere d'accordo anime diverse di una coalizione, mentre fuori dal palazzo di città le questioni di sempre restavano lì, immobili: le strade, il verde, la pulizia, il decoro del centro storico e del porto.
Quel che lascia più perplessi è la sensazione di un'amministrazione che parla molto e decide poco. «Ma non si possono fare processi dopo appena tre mesi - dicono - ed è giusto concedere a chiunque il tempo di prendere le misure».
Ma la continuità, se così è stata chiamata, avrebbe dovuto significare proprio questo: non dovere ricominciare da capo, conoscere già la macchina comunale, partire di slancio. Il ritmo, al contrario, è quello di chi scopre la città per la prima volta. E la pagina infilata nel rullo della macchina per scrivere è ancora bianca.
Nico Aurora

