Al termine di un concerto memorabile, in assoluto uno dei più belli della storia musicale della città e, probabilmente il migliore almeno per quanto riguarda il segmento della musica jazz e dintorni, con il pubblico ancora in visibilio per quanto aveva ascoltato e visto in una piazza Mazzini traboccante di folla ed entusiasmo, ecco la doccia gelata di Ilario De Marinis, direttore artistico di «Pugljazz»: «Vi ringrazio tutti, ma questa è stata l’ultima edizione».
Una dichiarazione raggelante, nel momento del trionfo, mentre lo stesso De Marinis insieme con Fabrizio Bosso, Gunhild Carling e gli altri musicisti della serata raccoglievano sul palco gli applausi a scena aperta della platea, al termine di un concerto eccezionale che ha visto prima l'artista svedese e poi il trombettista italiano sfoderare performance di livello mondiale, accompagnati rispettivamente dal «Larry Franco Swingtet»» ed una formazione di altissimo livello formata da Guido Di Leone (chitarra), Giuseppe Bassi (contrabbasso) e Mimmo Campanale (batteria).
Assolutamente inedito e coinvolgente il duetto finale dei due «fiati», che, insieme, ad un certo punto, hanno deciso di scendere dal palco e continuare a suonare rispettivamente i loro strumenti in mezzo alla folla che li acclamava battendo il tempo di «When the saints go marchin’ in» mentre sia Bosso, sia Carling, effettuavano il giro della piazza. Due grandissimi artisti che sono, all'improvviso, diventati (o ritornati) artisti di strada per poi risalire su palco e ricevere la standing ovation finale.
Un’autentica «festa della musica» che, però, è finita con quel momento di mestizia legato alle dichiarazioni rese a caldo da Ilario De Marinis. Ci auguriamo che si sia trattato di parole frutto di un momento di sconforto, sulle quali magari il direttore artistico dormendoci su, vorrà tornare.
Per la verità, la fatica di dieci anni di manifestazioni si è fatta sentire e, probabilmente, soprattutto con riferimento a quella di ieri, i sacrifici, anche soprattutto economici, potrebbero non essere stati adeguatamente ripagati.
E, forse, potrebbe essere questo il motivo per cui De Marinis, avendo toccato con mano la straordinarietà ed irripetibilità della serata, avrà considerato che, volendo chiudere, almeno lo si sarà davvero in bellezza.
