Apprendiamo dagli organi di stampa che all’Amet Spa, a pochi mesi dall’insediamento del nuovo Cda le Rsu aziendali hanno già proclamato lo stato di agitazione adducendo gravi motivazioni.
Premetto che non è mio interesse entrare nel merito delle scelte dell’Amministratore delegato, né voglio entrare nelle polemiche nate per le ultime consulenze conferite. Ritengo che l’Amministratore delegato abbia tutto il diritto, valutate le professionalità interne, di scegliersi i consulenti che meritino la sua fiducia e strumentali al raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Ma la situazione di Amet è esplosiva e il grido d’allarme dei sindacati non può essere lasciato cadere nel vuoto. Infatti, i primi cinque mesi sono trascorsi inutilmente: il Cda e, di conseguenza, l’intera azienda sono stati totalmente inermi ed esistono problemi non ancora affrontati né discussi.
È da mesi che chiedo la convocazione di un tavolo politico per discutere l’assetto futuro delle nostre aziende, ma il mio appello è caduto nel vuoto: forse perché questi argomenti non interessano? Si aspetta ancora di comprendere quale sia il futuro di Amiu Spa, mentre il tempo passa inesorabilmente e le scadenze si avvicinano e il futuro dell’azienda è sempre più a rischio. Ad esempio, si attendono notizie dell’Aro, mentre il progetto della raccolta differenziata porta a porta non è ancora partito.
Ed il nuovo corso dell’Amet perché non è ancora incominciato? Dov’è il rinnovamento tanto sbandierato in campagna elettorale? Ad oggi di rinnovamento questa Amministrazione ha ben poco, ed il metodo “lavagna pulita” è evidente che non stia portando i frutti sperati.
Il futuro dell’azienda è a rischio e, ora che il quadro normativo è più chiaro, bisogna intervenire sui parcheggi a raso e cercare di comprendere qual è l’intenzione dell’amministrazione. Tale servizio (unico di Amet, nonostante tutto, in attivo) deve continuare a gestirlo Amet? Ed il trasporto pubblico locale? Esiste un piano organico di sviluppo tra i parcheggi e il trasporto pubblico? O navighiamo a vista?
E la darsena, vera miniera inutilizzata? Fino a quando avrà un gestione “ ibrida”, in cui Amet si occupa solo dei servizi senza la possibilità di incassare direttamente ed investire, la darsena sarà sempre in perdita. Esiste un vero progetto? Esiste una programmazione? E se esiste, chi lo ha deciso?
Il nuovo Cda, in fase di approvazione del bilancio consuntivo 2012, ha fatto delle scelte, legittime s’intende, ma chiare. Scelte in discontinuità con il tanto vituperato passato: infatti si è deciso di svalorizzare il patrimonio dell’azienda (che grande operazione verità…) portando il bilancio ad un perdita secca di oltre 2 milioni di euro. Tale scelta, quali effetti avrà nel rapporto con le banche? E nei confronti del socio unico, ossia il Comune, quali ricadute avrà sul bilancio di previsione?
In questi primi mesi il nuovo corso aziendale non si è ancora visto, anzi assistiamo ad un’azienda paralizzata, persa tra beghe tra il presidente e l’amministratore delegato.
Con un presidente, evidentemente troppo impegnato con il suo lavoro, costretto spesso ad assentarsi dall’azienda per lunghi periodi, ma forse anche troppo impegnato anche a scegliere in quale stanza piazzarsi, l’azienda è alla deriva.
E sono già trascorsi mesi in cui si è assistito a riunioni di CdA bloccate ed interrotte per lotte intestine, inutili e dannose, tra presidente e Ad, con i tre dipendenti comunali, che ricoprono il ruolo a costo zero, che assistono inermi a questo immobilismo.
I sindacati hanno lanciato un messaggio chiaro, di fronte al quale la politica locale non può rimanere silente: a loro va la mia solidarietà e comprensione in quanto, come loro sono, preoccupato per l’immobilismo dell’azienda.
Mi chiedo: ma la strategia messa in campo qual è? Forse svalutare l’azienda per smembrarla e venderla al miglior offerente?
Oramai, visti i precedenti, ritengo inutile richiedere la convocazione di un tavolo politico (lo chiedo da un anno), ma è doveroso chiedere direttamente al sindaco di intervenire in maniera decisa, con scelte chiare ed inequivocabili. Decisioni che non si possono ridurre a chiedere semplicemente la revoca di qualche consulente. Il tempo sta scadendo: è doveroso che qualcuno si assuma le responsabilità politiche delle scelte fino ad oggi effettuate per il bene dell’azienda dei suoi lavoratori e dei cittadini di Trani.
Giuseppe Corrado (consigliere comunale Pdl)
