Sabato 1 agosto, alle ore 19.30, presso la Parrocchia-Santuario della Madonna di Fatima, la comunità dei Padri Rogazionisti e la città si ritroveranno per celebrare i sessant'anni di sacerdozio di Padre Mimmo Dabrescia, che nel corso del suo ministero è stato anche parroco della comunità.
Sarà una celebrazione di ringraziamento, anzitutto al Signore, ma anche un'occasione per esprimere affetto e riconoscenza a un sacerdote che ha impresso un segno profondo nella vita di tante persone.
In questi giorni, raccogliendo ricordi e testimonianze che avevo già avuto modo di raccontare sul mio blog, mi sono resa conto di quanto i sentimenti siano rimasti immutati nel tempo.
Cambiano gli anni, cambiano le strade percorse da ciascuno, qualcuno non c'è più, ma in quanti lo hanno conosciuto resta vivo il ricordo di un sacerdote capace di accogliere, ascoltare e accompagnare.
Carlo Colombaro, che fu tra i catechisti della parrocchia, ricorda così il suo incontro con Padre Mimmo:
«L'occasionalità del mio arrivo al Santuario è stata direttamente proporzionale all'accoglienza riservatami da Padre Mimmo.
Sorrisi spontanei, genuini e fiduciosi in capacità che neppure io sapevo di possedere. Lo ricordo da allora come una persona calda di bella umanità, che sa comprendere con un solo sguardo contraddizioni, fragilità e punti di forza di chi ha di fronte, senza giudicare né prima, né dopo.
Ha affidato a me e alla mia amica Antonella il cammino di un gruppo di ragazzini e ragazzine, lasciandoci liberi di vivere appieno l'esperienza di preparazione al Sacramento della Confermazione in modo spontaneo e autentico. Proprio come è lui.
Quei ragazzi e ragazze negli anni sono diventati papà e mamme, ma per me e Antonella sono rimasti i "nostri cucciolotti". Strade lunghe, diverse, che hanno portato lontano tanti di noi: catechisti, cresimandi e loro familiari... eppure Padre Mimmo, in modo per noi misterioso ma per lui naturale, ha guardato ciascuno, facendolo sentire vegliato e mai del tutto solo.
Grazie a tutti i tuoi sorrisi, Padre Mimmo: Gesù non è mai stato lontano.»
Poche parole, ma intense, quelle della signora Campagna, madre di tre ragazzi che frequentavano la parrocchia da bimbi:
«Non ho mai conosciuto un sacerdote semplice come lui. Senza pretese, umile e autentico. È questo il ricordo che porto nel cuore.»
Anche la mia esperienza si riassume in un'immagine precisa: quella di un sacerdote che non cercava mai di imporsi, ma di condividere.
Padre Mimmo ha sempre saputo stare accanto alle persone senza giudicarle, con una semplicità che metteva tutti a proprio agio. Era capace di ascoltare davvero, di incoraggiare, di affidare responsabilità ai laici e ai giovani, facendo nascere in molti il desiderio di impegnarsi nella comunità.
Più che dare risposte preconfezionate, accompagnava ciascuno verso l'incontro con il Vangelo.
Enrico Pazzi, mi scrive da Roma. Lo conobbe da bambino in collegio, conserva un ricordo altrettanto vivo:
«Padre Mimmo ha sempre saputo trasferire agli altri la gioia di vivere, con la sua energia e il suo ottimismo, uniti a una grande dose di dolcezza e di empatia.
Fu lui ad aiutarmi ad aprirmi agli altri compagni, avendo la capacità di entrare in sintonia con un bambino infelice, scontroso e aggressivo quando, a sette anni, andai in collegio.
Ricordo ancora oggi i campeggi al Lago Laceno, con Padre Mimmo che, da capitano, ci conduceva per i sentieri delle nostre passeggiate. Così come ricordo quando ci portava alle partite del suo Barletta che, per la prima volta nella sua storia, giocava in Serie B.
Erano le domeniche nelle quali regalava a noi collegiali — che non potevamo tornare a casa dalle nostre famiglie nel fine settimana — la gioia di condividere un viaggio, un'avventura, una passione.
Padre Mimmo per me è stato questo: passione, gioia di vivere, guida giusta e ferma e dimostrazione di grande fede.»
Sono testimonianze diverse, ma sorprendentemente concordi. Tutte restituiscono il profilo di un uomo che ha fatto della semplicità il suo stile pastorale.
Un sacerdote vicino alle persone, capace di comprendere le fragilità senza mai far pesare il proprio ruolo; pronto a sorridere, ad ascoltare, a condividere le fatiche quotidiane, convinto che l'annuncio del Vangelo passi prima di tutto attraverso l'incontro con l'altro.
Quando gli fu affidata la guida della Parrocchia-Santuario della Madonna di Fatima, Padre Mimmo si trovò davanti una realtà complessa e in crescita. Con pazienza costruì una comunità, visitando le famiglie, formando catechisti e dedicando particolare attenzione ai ragazzi e ai giovani.
Credeva profondamente che proprio da loro sarebbe nato il futuro della parrocchia e investì tempo, energie e fiducia nella loro formazione, accompagnandoli nei cammini di fede, nelle attività educative e nelle tante occasioni di condivisione che ancora oggi molti ricordano con affetto.
Chi lo ha conosciuto allora riconosce ancora oggi in lui lo stesso stile: la preghiera, l'invito al dialogo personale con il Signore, la semplicità, la vicinanza alle persone.
Sessant'anni di sacerdozio non si misurano soltanto con il tempo trascorso, ma con il bene seminato. E quel bene continua a vivere nella memoria e nel cuore di quanti hanno incontrato il suo sorriso, la sua disponibilità e la sua fede concreta, fatta di gesti semplici e di presenza silenziosa.
A Padre Mimmo giungano gli auguri più sinceri della comunità cittadina. E chi scrive si permette di aggiungere, con affetto filiale e riconoscente, un grazie personale.
Grazie per il bene seminato in tanti anni di sacerdozio, per la fiducia donata a tanti giovani, per la vicinanza silenziosa nei momenti difficili e per quella semplicità che continua a essere la tua firma più bella.
Auguri, Padre Mimmo. Con l'affetto e la gratitudine di chi ti vuole bene.
Antonella Lagioia

