A pochi giorni dalla proclamazione del nuovo Consiglio comunale e a poco più di un mese dall’elezione del sindaco Marco Galiano, nel centrodestra tranese iniziano a emergere i primi malumori.
C’è chi parla di responsabilità, di scarso impegno durante il ballottaggio e perfino di presunti “traditori” da allontanare dalla coalizione. Le prime contestazioni sembrano riguardare soprattutto Forza Italia e la sua guida locale.
Prima di invocare dimissioni ed epurazioni, però, sarebbe opportuno partire dai numeri.
UNA SCONFITTA PER POCHI VOTI
Le elezioni comunali del 2026 si sono concluse con la vittoria di Marco Galiano, che al ballottaggio ha superato Angelo Guarriello per appena 568 voti.
Il candidato del centrodestra, nonostante il forte distacco accumulato al primo turno, è riuscito a recuperare migliaia di consensi, arrivando a sfiorare la vittoria.
Si tratta dunque di una sconfitta, ma difficilmente può essere definita una disfatta.
Il confronto con il passato
Nel 2015 Forza Italia ottenne il 4,48%, mentre Fratelli d’Italia si fermò al 4,04%. Entrambi conquistarono un solo seggio e il centrodestra tradizionale non riuscì neppure a raggiungere il ballottaggio.
Nel 2020 i due partiti crebbero, seppure di poco: Forza Italia raggiunse il 5,40%, mentre Fratelli d’Italia arrivò al 5,45%. La Lega, presente per la prima volta, ottenne il 4,34%.
Anche quelle elezioni furono perse nettamente dal centrodestra, ma i risultati delle singole liste mostrarono comunque un avanzamento rispetto al 2015.
Nel 2026 Forza Italia è salita al 7,3%, mentre Fratelli d’Italia ha raggiunto il 12,4%. La Lega, invece, non ha presentato una propria lista.
I numeri dicono quindi che entrambi i principali partiti del centrodestra sono cresciuti. Forza Italia è passata dal 4,48% del 2015 al 7,3% del 2026. Fratelli d’Italia, nello stesso periodo, è salita dal 4,04% al 12,4%.
Sostenere che ci sia stato un calo elettorale appare dunque difficile.
IL PESO DI FRATELLI D’ITALIA
Il dato più rilevante è certamente la crescita di Fratelli d’Italia, diventato il primo partito del centrodestra tranese.
Il suo 12,4% rappresenta un risultato importante rispetto al passato, ma resta lontano dal consenso nazionale del partito guidato da Giorgia Meloni.
Il confronto tra dati nazionali e comunali deve essere fatto con prudenza, perché nelle elezioni locali pesano i candidati, le liste civiche e le dinamiche territoriali.
Tuttavia, proprio perché Fratelli d’Italia è oggi il partito più forte della coalizione e ha sostenuto con decisione la candidatura di Guarriello, non può essere escluso dall’analisi delle responsabilità politiche della sconfitta.
Se si apre una resa dei conti, questa non può riguardare soltanto Forza Italia.
UNDICI ANNI SENZA GOVERNARE
Il problema centrale resta un altro: il centrodestra non governa Trani dal 2015 e, se si considera la fine anticipata dell’amministrazione Riserbato, il periodo diventa ancora più lungo.
In questi anni sono cambiati candidati, dirigenti e rapporti di forza. I partiti sono cresciuti, ma il risultato finale non è cambiato: la coalizione non è riuscita a conquistare Palazzo di Città.
La responsabilità potrebbe quindi non essere di una sola persona, ma riguardare la costruzione della coalizione, la scelta dei candidati, il radicamento sul territorio e la capacità di trasformare i voti delle liste in una proposta politica unitaria.
ANALISI O LOTTA PER LE POSIZIONI?
La domanda finale è inevitabile.
Le richieste di cambiamento alla guida locale di Forza Italia nascono da una vera analisi politica oppure dalle ambizioni di chi non è riuscito a entrare in Consiglio comunale?
È legittimo chiedere chiarimenti dopo una sconfitta. Meno credibile è cercare un solo capro espiatorio, soprattutto quando i numeri mostrano una crescita dei partiti coinvolti.
Prima di parlare di traditori ed epurazioni, il centrodestra tranese dovrebbe interrogarsi su una questione più profonda: perché, nonostante l’aumento dei consensi delle singole liste, continua a perdere la città?
La risposta probabilmente non si trova nella sostituzione di un dirigente, ma nell’incapacità di costruire una proposta politica credibile, compatta e vincente.
Aldo Ferrante

