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«Politica, il primato del servizio oltre il potere». La riflessione di Nicola Ulisse

Molti, tra coloro che sono in buona fede, ritengono che la politica sia prevalentemente una questione tecnico-burocratica in cui l’amministrare si risolva nel gestire e tenere i conti in ordine, cercando di spendere il meno possibile.

Ma, la politica non è soltanto questo! La politica è prima di tutto amore. E’ la più alta forma di carità che un uomo possa esercitare verso i suoi simili – diceva San Paolo VI – e, mi permetterei di aggiungere, verso le generazioni future.

Invece, assistiamo inermi a un decadimento continuo in cui il vero fine di tanti politici è il potere in sé e il lucro che da esso deriva, anche se lecitamente.

Il ragliare – lo dico con rispetto verso gli asini - di tanti sedicenti politici manifesta la loro arroganza e la pretesa di ricoprire posizioni e visibilità, per sé e i propri sodali, che poco o nulla hanno a che fare con l’incarico a cui sono stati chiamati.

E’ la stessa cosa di chi presume che il suo valore dipenda da ciò che ha invece da ciò che è! L’interesse pubblico e il bene comune sono l’ultimo dei pensieri. Il cittadino, centro e cuore dell’impegno politico, invece, diventa un numero tra tanti.

Per questo tipo di politici conta il dire e non il fare, il contrastare e non il collaborare, il puntare il dito invece di conoscere, il parlare senza ascoltare, il polemizzare invece di dialogare, il recitare invece di farsi ispirare, ripetere slogan invece di esprimere idee, il mistificare invece di discernere la realtà, l’alimentare incertezze e paure al posto di creare situazioni di fiducia, l’apparire invece di costruire insieme ed essere vicino, soprattutto, a chi è in difficoltà, il primeggiare invece che il servire.

In questo modo la politica da oltre trent’anni, a tutti i livelli e latitudini, vive un ingravescente stato di deficit funzionale a cui nessuno pare in grado di porre rimedio. Si attribuisce la responsabilità al sistema, alla società, all’alto numero di leggi, ai privilegi che si attribuiscono gli stessi politici e ad altro ancora.

Ovviamente il discorso non vale per tutti, perché ci sono esempi virtuosi. Però, forse, sarebbe il momento di domandarsi: chi sono coloro che fanno politica?

La classe politica la fanno gli uomini e le donne che la compongono. I valori cui essi si ispirano, le scelte che compiono nel proprio agire, nel manifestare il proprio pensiero e nel vivere quotidiano rappresentano la personalità e lo spessore di ciascuno di essi e, di riflesso, del governo e dell’amministrazione che esprimono.

Perciò, il problema non è la politica, ma di coloro e del modo seguiti per farla. Un’istituzione, un ente, un qualunque soggetto giuridico pubblico o privato non può dirsi totalmente corrotto soltanto perché all’interno di essi sono state scoperte persone corrotte o che non fanno fino in fondo il proprio lavoro.

In ogni ambito della vita la differenza la fanno le persone. La responsabilità che esse assumono, la coerenza e l’onestà che rispettano nel portare avanti un incarico, qualunque esso sia, nel credere e portare avanti un ideale per il miglioramento delle condizioni di vita degli uomini nel pezzettino di mondo intorno a sé.

Questo fa la differenza. Anzi, con le splendide parole di Alcide De Gasperi, richiamate pure da Papa Leone XIV nel discorso del 25 aprile 2026 ai membri del PPE, direi meglio che: perseguire un ideale vuol dire collocare la persona umana al centro delle scelte politiche «col suo fermento di fraternità evangelica, col suo culto del diritto ereditato dagli antichi, col suo culto della bellezza affinatosi attraverso i secoli, con la sua volontà di verità e di giustizia acuita da un’esperienza millenaria» (v. A. De Gasperi, La nostra patria Europa. Discorso alla Conferenza Parlamentare Europea, 21 aprile 1954, in: Alcide De Gasperi e la politica internazionale, Roma 1990, vol. III, 437-440).

Ancora più concretamente, Papa Leone ci ricorda che per i cristiani essere impegnati in politica richiede di avere uno sguardo realistico, che parta dai problemi concreti delle persone, che anzitutto si preoccupi di favorire condizioni dignitose di lavoro che favorisca l’ingegno e la creatività delle persone di fronte ad un mercato sempre più spesso disumanizzante e poco appagante; che consenta di vincere la paura di costituire una famiglia e di avere figli, di affrontare le cause profonde della migrazione, avendo cura per chi soffre, ma anche tenendo conto delle reali possibilità di accoglienza e integrazione nella società dei migranti. Parimenti richiede di affrontare in modo non ideologico le altre grandi sfide che si pongono ai nostri giorni come la cura del creato e l’intelligenza artificiale.

Conviene che noi elettori ci impegniamo sempre più ad affinare il senso critico positivo di cui siamo capaci, che dismettiamo la veste di clienti e ricordiamo di essere cittadini sovrani, come riconosce l’art. 1 comma 2 della Costituzione della Repubblica Italiana.

Nicola Ulisse


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