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Emergenza-urgenza a Trani, Rispettiamo Trani: «Basta slogan, servono mezzi, professionisti e una rete che funzioni»

La tragica morte del giovane Cosimo Quagliarella ha inevitabilmente riaperto a Trani il dibattito sulla sanità e, in particolare, sulla richiesta di un Pronto Soccorso cittadino.

È comprensibile che davanti a una tragedia di questa portata la comunità si interroghi. Ma proprio perché si parla della vita delle persone, riteniamo che il confronto debba uscire dalla logica degli slogan e delle contrapposizioni politiche e affrontare seriamente una domanda: che cosa serve davvero quando una persona si trova in imminente pericolo di vita?

In questi giorni abbiamo avuto modo di confrontarci anche con un medico che opera direttamente nell’emergenza-urgenza e nella terapia intensiva. Le sue considerazioni, al di là dei toni comprensibilmente accesi di chi vive quotidianamente queste situazioni, pongono una questione che merita di essere ascoltata.

Una centrale operativa, da sola, non salva una vita. Un edificio con la scritta “Pronto Soccorso”, da solo, non salva una vita.

A fare la differenza è l’intera catena dell’emergenza.Quando si verifica un evento gravissimo, come una ferita potenzialmente letale, il primo obiettivo è portare sul posto nel minor tempo possibile un mezzo adeguatamente equipaggiato e personale sanitario formato per affrontare un paziente critico, stabilizzarlo e individuare immediatamente la struttura ospedaliera realmente in grado di trattarlo.

È quindi necessario parlare di ambulanze medicalizzate, medici e infermieri preparati all’emergenza, tempi di intervento, protocolli, collegamento con la Centrale Operativa 118 e ospedali dotati delle specialità necessarie: rianimazione, chirurgia, diagnostica e tutto ciò che può essere indispensabile nei minuti decisivi.

La localizzazione geografica di una Centrale Operativa può certamente avere un valore organizzativo, ma il punto fondamentale rimane un altro: la centrale deve poter disporre di uomini, mezzi e strutture alle quali affidare concretamente il paziente.

Ed è proprio questo il tema che dovrebbe interessare Trani.

Chiedere semplicemente “riapriamo il Pronto Soccorso” rischia di essere una risposta troppo semplice a un problema enormemente più complesso. Un Pronto Soccorso privo alle spalle di reparti, specialisti e servizi capaci di affrontare le emergenze più gravi rischierebbe di trasformarsi soltanto in un ulteriore passaggio prima del trasferimento del paziente verso un altro ospedale.

E nell’emergenza, spesso, il tempo non è un dettaglio: è parte della cura.

Questo non significa rassegnarsi alla situazione sanitaria della nostra città. Esattamente il contrario.

Significa pretendere dalla Regione Puglia, dalla ASL BT e da tutte le istituzioni competenti un progetto serio sull’emergenza-urgenza del nostro territorio.

Vogliamo sapere quanti mezzi di soccorso avanzato sono realmente disponibili, con quale personale operano, quali sono i tempi medi di intervento, quali ospedali della provincia possono gestire le diverse emergenze e quali criticità esistono oggi nella rete.

E soprattutto vogliamo discutere della sanità insieme a chi questa realtà la vive ogni giorno: medici dell’emergenza, rianimatori, infermieri, operatori del 118 e professionisti ospedalieri.

La morte di un ragazzo di diciotto anni merita rispetto.

Non può diventare terreno per una gara politica a chi propone per primo una centrale, un Pronto Soccorso o una nuova struttura.

Può e deve invece diventare il momento nel quale una comunità pretende finalmente una risposta seria.

Non chiediamo una targa su un edificio.

Chiediamo una rete dell’emergenza che funzioni.

Perché quando una persona sta morendo non conta dove si trova la scrivania di chi risponde al telefono.

Conta chi arriva, quanto rapidamente arriva, cosa è capace di fare e dove può portare quel paziente per salvargli la vita.

 

Angela Mercorio RispettiAmo Trani


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