Ottanta aziende coinvolte, trentadue società «cartiera», sessantacinque persone denunciate e beni sequestrati per circa venti milioni di euro, «somma coincidente - spiega la Guardia di finanza - con l'improprio beneficio fiscale maturato per effetto della frode fiscale articolata». Sono i numeri dell'operazione «Tesori d'Oriente», condotta dai finanzieri del comando provinciale di Barletta Andria Trani, con la quale il Tribunale di Trani ha convalidato più decreti di sequestro preventivo d'urgenza emessi dalla Procura della Repubblica per interrompere un articolato meccanismo di frode perpetrato a Trani e in diverse regioni d'Italia. Fra i beni sequestrati figurano anche i compendi aziendali milionari di due società tranesi operanti quali empori e negozi non specializzati di prodotti non alimentari.
L'ORIGINE DELL'INCHIESTA
Tutto è partito da un controllo apparentemente ordinario. Nell'agosto del 2025, i militari della compagnia di Trani eseguirono una verifica in materia di sicurezza dei prodotti presso una società tranese gestita da soggetti di origine cinese, riscontrando la presenza, nello stesso spazio commerciale, di un'ulteriore impresa gestita da persone della medesima nazionalità. Quell'intervento si concluse con il sequestro di circa mille prodotti non conformi agli standard di sicurezza previsti dal codice del consumo, ma la convivenza di due aziende nel medesimo capannone insospettì le fiamme gialle, che avviarono specifici approfondimenti sulle banche dati in uso al corpo.
IL FINTO AFFITTO DEL RAMO D'AZIENDA
Ne è emerso un contratto di affitto del ramo d'azienda, fra la società «storica» oggetto del controllo e la nuova impresa, ritenuto dagli investigatori del tutto privo di genuinità, veridicità e sostanza economica: sarebbe stato stipulato, secondo l'accusa, al solo fine di sottrarre l'impresa cedente all'azione di recupero dell'Agenzia delle entrate riscossione, a fronte di debiti tributari mai onorati per oltre cinquecentomila euro. Nel frattempo, il controllo fiscale ha fatto affiorare una serie di anomalie nei rapporti commerciali con fornitori dislocati in altre aree del territorio nazionale: soggetti privi di dichiarazioni ai fini delle imposte dirette e dell'Iva, senza versamenti, senza lavoratori dipendenti, senza beni mobili o immobili di proprietà e senza neppure un contratto di locazione in cui svolgere l'attività commerciale.
LA RETE DELLE CARTIERE
Di qui la sospensione del controllo e la trasmissione alla Procura di Trani di una notizia di reato per ipotesi di frode fiscale. Sotto la direzione dell'autorità giudiziaria, i finanzieri hanno esteso l'attività e individuato una platea di trentadue società «cartiera», ossia strutture il cui unico scopo è assicurare un indebito vantaggio d'imposta ad altre imprese attraverso l'emissione di fatture per operazioni inesistenti: nel solo triennio 2023-2025 avrebbero emesso fatture false per oltre 136 milioni di euro, per un'imposta corrispondente di oltre trenta milioni.
DENUNCE E GARANZIE
All'esito delle indagini sono state denunciate complessivamente sessantacinque persone per emissione di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, bancarotta distrattiva e dolosa, mentre trentadue società sono state deferite per responsabilità amministrativa da reato. Previo nulla osta dell'autorità giudiziaria, è stata inoltre chiesta all'Agenzia delle entrate la cessazione di due partite Iva riferite a cartiere ancora attive, per impedire che continuino a emettere documenti fiscali per operazioni inesistenti. L'attività d'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica, «prosegue serrata» e mira a tutelare il sistema economico sano, la libera concorrenza e i lavoratori dipendenti, spesso ignare vittime di sistemi truffaldini. Resta fermo, in ogni caso, che il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari e che la responsabilità degli indagati sarà definitivamente accertata solo in caso di sentenza irrevocabile di condanna.
