Tornare a vivere il cinema a Trani non è soltanto una parentesi d'intrattenimento, ma una vera e propria necessità culturale. In una città che soffre da tempo l'assenza di sale cinematografiche attive, l'appuntamento promosso dalla Fondazione S.E.C.A. in collaborazione con l'associazione Canudo ETS rappresenta un segnale fondamentale: dimostra quanto il territorio abbia fame di grandi storie, di buone proiezioni e, soprattutto, di momenti di riflessione.
L'occasione è stata la proiezione di Sbatti il mostro in prima pagina, il classico del 1972 diretto da Marco Bellocchio e interpretato da Gian Maria Volonté. Un'iniziativa che ha riempito un vuoto e che ha ricordato a tutti quanto manchi in città uno spazio permanente dedicato al grande schermo.
L'opera rivela una sconcertante contemporaneità anche nel modo in cui mostra la costruzione del capro espiatorio e le discriminazioni sociali. Lo sguardo con cui allora si guardava ai meridionali — visti come manodopera da integrare con diffidenza o da confinare ai margini — ricorda da vicino le dinamiche con cui ancora oggi parte della stampa e del discorso pubblico categorizza i nuovi "immigrati". Il film evidenzia come l'informazione possa trasformarsi da strumento di racconto della realtà a dispositivo di controllo e sottomissione sociale.
La vicenda segue le dinamiche del quotidiano milanese Il Giornale e del suo cinico redattore capo, Bizanti. Sfruttando un tragico fatto di cronaca nera — l'omicidio di una giovane studentessa —, la redazione orienta le indagini e l'opinione pubblica verso i propri bersagli politici, con l'obiettivo chiaro di condizionare il clima elettorale.
Attraverso questo meccanismo narrativo, Bellocchio affronta la sostanza stessa dell'informazione. La manipolazione della realtà passa attraverso la semantica: quali parole scegliere, quali termini mettere in evidenza, quale taglio dare alla prima pagina.
Temi che appartengono a pieno titolo anche al dibattito odierno sul ruolo dei media e sulla loro linea editoriale.
Portare in città opere di questo spessore serve a confermare un dato chiaro: a Trani la voglia di fare e vedere cinema resiste ed è forte. Rassegne come questa sono un tassello prezioso per mantenere viva la fruizione culturale, nell'attesa che la settima arte possa ritrovare una casa stabile nel nostro territorio.
Mattia Barile
