La voce come strumento di conoscenza, relazione e cura: è l’eredità di padre Giovanni Maria Rossi, religioso camilliano e pioniere della musicoterapia vocale in Italia, al centro del convegno «La voce tra musica, liturgia e cura», svoltosi lunedì sera al Centro Jobel di Trani.
L’incontro ha accompagnato la presentazione del volume «Il Metodo voce-persona di Giovanni Maria Rossi. Insonanza, personanza, consonanza», curato da Simona Bandino e pubblicato da Cittadella, dedicato al percorso umano e professionale del sacerdote, scomparso nel 2004.
IL MUSICISTA CHE ASCOLTAVA
Vincenzo Lavarra, tra gli autori del libro e allievo di Rossi, ha ricordato come l’interesse per la musicoterapia sia maturato negli anni Settanta, dopo una profonda crisi personale. La sua peculiarità era adattare la musica alle persone, anziché imporre loro spartiti e interpretazioni.
Un esempio è la Messa composta nel 1994 per il nono centenario della morte di San Nicola Pellegrino: Rossi studiò le caratteristiche del coro e modificò la partitura in base alle capacità dei cantori, scegliendo anche gli strumenti in funzione dell’ambiente e dei musicisti.
Un approccio ricordato anche da don Mimmo De Toma, fondatore del Centro Jobel, che ha sottolineato la capacità del religioso di comporre tenendo sempre presente chi avrebbe eseguito i brani.
IL METODO VOCE-PERSONA
Simona Bandino, musicoterapeuta ed ex cantante professionista, ha illustrato i tre elementi del metodo: l’insonanza, cioè l’ascolto del proprio suono interiore; la personanza, che riconosce il legame tra voce, identità e storia personale; e la consonanza, che permette di armonizzare la propria voce con quella degli altri. Un percorso strutturato, basato su esercizi precisi e finalizzato a una liberazione della voce e della persona.
Bandino ha raccontato anche esperienze terapeutiche nelle quali il canto senza parole ha permesso a persone in difficoltà di esprimere sofferenze che non riuscivano a comunicare verbalmente. Tra queste, una ragazza con disturbi alimentari che, attraverso la musica, riuscì gradualmente a dare voce al proprio disagio.
Il volume raccoglie testimonianze e contributi specialistici, proponendo applicazioni del metodo anche nell’educazione e nell’apprendimento. «Nella voce ci sono tante informazioni che vengono prima della parola e spesso sono più sincere. I ragazzi sanno dire bugie, ma la voce non mente», ha osservato la curatrice, invitando a sperimentare il metodo innanzitutto su se stessi.
I RICORDI E L’EREDITÀ
Il dibattito ha restituito il ritratto di un musicista libero da ogni rigidità stilistica, capace di spaziare tra generi e strumenti. Tra gli episodi ricordati, quello di un uomo completamente sordo che riuscì a intonare un brano lirico insieme a padre Rossi e il racconto della preghiera composta dal sacerdote su una panchina davanti alla stazione di Trento, ispirato dall’osservazione dei passanti e dall’ascolto dei loro desideri.
Pur non avendolo mai conosciuto personalmente, Bandino ha sentito a Trani un legame profondo con il religioso, attraverso le testimonianze e le voci di chi ne custodisce la memoria. «Oggi non ho più il rimpianto, oggi mi sento a casa», ha concluso, dando senso di un’eredità che continua a vivere nella musica e nella capacità di ascoltare gli altri.





