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Calcio storico: 24 maggio 1964 Trani-Chieti ultimo atto

Carlo Del Negro racconta il 24 maggio 1964 come una giornata sospesa tra realtà e leggenda, un pomeriggio in cui il calcio riuscì a unire un’intera comunità attorno a un sogno diventato improvvisamente possibile. Il pareggio contro il Chieti non fu soltanto il risultato di una partita decisiva del campionato di Serie C 1963/64, ma il simbolo di una città che, dopo anni difficili, ritrovava orgoglio, speranza e appartenenza attraverso i colori biancazzurri.


Accadde oggi: 24 maggio 1964

Campionato 1963/1964 Serie C
TRANI-CHIETI 1-1


Arbitro: Renzo Frullini di Firenze
Reti: 25’ p.t. Paradiso, 36’ p.t. Bitetto
Note: giornata di sole con leggero vento; terreno in buone condizioni; calci d’angolo 7-0 in favore del Trani.
TRANI: Lamia Caputo, Crivellenti, Pappalettera; Ferrante, D’Elia, Bazzarini; Arfuso, Bitetto, Morganelli, Guardavaccaro, Cosmano
All. Vincenzo Marsico
CHIETI: Milan, Rosati, Alberti; Riti, Ghirardello, Fontana; Paradiso, Palma, Orazi, Martegiani, Di Luzio
All. Tom Rosati


In settimana in città non si parlava d’altro. Il fenomeno Trani aveva assunto proporzioni inaspettate per cui si erano scomodati sociologi e fini dicitori. E allora oggi tutti vogliono essere presenti all’appuntamento, si spera, con la Storia. La città si sveglia, che è tutto un fermento. Ognuno vuole partecipare, a modo suo, a questa eccitazione collettiva, ognuno vuole contribuire, a modo suo, alla riuscita del miracolo sportivo. Gli uomini di mezza età, che solo vent’anni prima avevano vissuto gli orrori della guerra, adesso, ritengono questa opportunità quasi come una ricompensa divina alle tante, troppe sofferenze patite. Ecco perché il fenomeno assume un carattere extra-calcistico ed abbraccia indistintamente tutta la Città. Procurarsi oggi un biglietto ovvero, è proprio il caso di dirlo, un posto al sole, è impresa ardua, non tutti sono riusciti ad accaparrarsi un tagliando, ma tutti si sono ugualmente avviati sulla via per Corato, come in un pellegrinaggio, intenzionati a raggiungere il Comunale ed a trovare uno spiraglio da dove seguire la partita.

E così c’è stato chi è salito sulle terrazze dei palazzi circostanti, alcuni in via di ultimazione, chi sul tetto di qualche vecchia fabbrica e chi addirittura sugli alberi di ulivo circostanti il perimetro del campo sportivo. Al passaggio a livello di Via Corato il macchinista del treno proveniente da Bari delle ore 15,01, nonostante le sbarre fossero regolarmente abbassate, è costretto a rallentare ed a quasi arrestare la marcia del treno poiché i tifosi in cammino verso lo Stadio, tanta è la moltitudine, che non riescono a sgombrare in tempo la strada ferrata.
Ore 16,00. Tutto è pronto per l’inizio della contesa. Un boato nel momento in cui le squadre scendono in campo, poi sirene a mano suonano a distesa, raganelle gracchiano; sventolio di bandiere: il finimondo. Comincia il big-match, l'incontro che vale tutto un campionato, Applausi, incoraggiamenti, urla; il Trani sembra avere in mano le redini della gara, poi improvvisamente il colpo gobbo: ore 16,25 Di Luzio lancia Costantino Paradiso in contropiede e questi, dopo una lunga sgroppata sulla sinistra ed una serie di finte e controfinte, che eludono la marcatura del suo diretto avversario, mette il pallone nell’angolo opposto, proprio dove Mimmo Lamia Caputo non può proprio arrivare. D’un tratto lo Stadio piomba in un silenzio assordante; si sentono solo le urla in campo dei calciatori teatini, che abbracciano Paradiso e si abbracciano tra di loro.

Lo Stadio ammutolisce, le sirene tacciono, le raganelle non gracchiano più. Si riprende a giocare tra lo sconforto generale, che grazie al cielo è di breve durata (altrimenti qualcuno ci sarebbe rimasto secco) e che dura appena undici minuti. Ore 16,36, Franco Rosati (fratello dell’allenatore del Chieti, Tom Rosati, e futuro calciatore del Trani) è troppo irruento nella marcatura di Cosmano e così Frullini fischia un calcio di punizione in favore del Trani sulla fascia laterale sinistra del campo: batte Arfuso un lungo traversone sul quale sceglie magnificamente il tempo Filippo Bitetto, che in perfetta elevazione, quasi mistica (sembra rimanere sospeso per aria un tempo interminabile) schiaccia il pallone di testa in rete. Una ragazza con una camicetta bianca e azzurra confezionata per l’occasione sviene; un giovane nell’agitazione cade da un albero sulla via provinciale: per fortuna niente di grave; la terra trema. La tribuna sembra crollare. Molti piangono e si abbracciano.

Ma non è finita; c’è ancora quasi un’ora di gioco e da questo momento è un continuo rosario: quanto manca? Ma se siamo ancora al primo tempo, tuona qualcuno. Il secondo tempo scorre dapprima in religioso silenzio e poi, man mano che si avvicina la fine della partita, sempre più chiassoso e rumoroso: quanto manca? è il ritornello che si ripete all’infinito. Il Trani ad inizio ripresa tenta una rischiosa melina, ma manca ancora molto alla fine della partita, per cui Marsico sprona i suoi a giocare come sanno fare. Dall’altra parte il vulcanico Tom Rosati non riesce a stare seduto in panchina e vorrebbe entrare lui in campo per spingere i suoi alla rete che consentirebbe alla sua squadra di disputare uno spareggio in campo neutro; devono trattenerlo a stento in tre o quattro. Ultimi minuti accompagnati dal coro Tra-ni Tra-ni talmente assordante che a malapena si intuisce il triplice fischio finale di Frullini.

Molti si accasciano al suolo sfiniti; i più giovani invadono il terreno di gioco per portare in trionfo i giocatori e lo stesso Marsico. La forza pubblica non riesce ad arginare la folla festante che si ammassa nei pressi degli spogliatoi in cerca di un abbraccio con i loro idoli. L'arbitro pretende di far schierare i giocatori al centro del campo per il rituale saluto. Impossibile. Frullini si rende conto dell'impossibilità della cosa e vi rinuncia. Avrebbe voluto anche lui, migliore fra i migliori, la parte di applausi. Li aveva meritati. E non era stata una partita facile, col nervosismo che affiorava ad ogni passo. Ora la festa si riversa fuori dallo Stadio, in giro per la Città, a sfogare la tensione accumulata fin dal primo mattino, dove ognuno aveva voluto esserci anche se non c’era mai stato.


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