Sotto il cielo di Trani, la Cattedrale in pietra bianca ha smesso di essere soltanto un monumento per farsi custode silenziosa di un antico racconto. Piazza Duomo si è trasformata in un teatro a cielo aperto dove la storia e la spiritualità si sono fuse nell'abbraccio di "Forza Venite Gente", arrivato in città nel cuore dell'anno dedicato all'VIII Centenario del Transito di San Francesco.
A decenni dal suo primo battito, questo musical continua a possedere il raro dono di interrogare il presente con una voce viva e vibrante. La rappresentazione ha scelto di abitare lo spazio non come semplice sfondo, ma come complice di un dialogo profondo tra le pietre antiche e le inquietudini del nostro tempo. Sul palco, la recitazione si è mossa con un furore seducente e audace, un brivido capace di scuotere le coscienze e di restituire al pubblico la carne e l'anima di un'esperienza che rifiuta ogni accademismo agiografico.
Prima degli altari e delle lodi, lo spettacolo ha spalancato le porte sul volto fragile e inquieto del giovane Francesco. Lo si è visto nei suoi desideri acerbi, nello sgarbo luminoso dei suoi sogni, nella frattura dolorosa con le attese di un padre che non ha saputo accettare la sua follia, urlandogli contro lo smarrimento e la condanna per una scelta così radicale. Quella tra il padre e il figlio è stata una ferita messa in scena con struggente intensità, il ritratto eterno di un amore che non comprende il distacco ma che finisce per consacrarlo.
Le domande di quel giovane vissuto ottocento anni fa non appartengono a un passato polveroso. Parlano ancora oggi di ricchezza e di povertà, del confine sottile tra il potere e la libertà, del coraggio faticoso di tendere l'orecchio all'altro. E soprattutto continuano a sussurrare l'urgenza di una fraternità che la nostra epoca continua a cercare smarrita.
Promosso dalla Fondazione S.E.C.A., l'evento non si è limitato alla celebrazione di una ricorrenza, ma ha scelto di affidarsi all'arte per risvegliare il tempo presente. Alla fine, quando le luci della notte di Trani si sono posate silenziose sulla piazza, ciò che è rimasto negli occhi non è soltanto il ricordo di un santo. È l'immagine di un uomo che ha scelto chi voleva essere, il sussurro che cambiare il mondo, in fondo, comincia sempre dalla difficile e coraggiosa scelta di cambiare sé stessi.
Grazia Corraro
















