Due condomini di Trani, dove alcuni lavori di ristrutturazione erano stati realmente eseguiti, sono risultati all'origine di un sistema fraudolento che avrebbe consentito di richiedere crediti d'imposta inesistenti per complessivi cento milioni di euro. Lo rende noto la Procura della Repubblica di Firenze, che ha coordinato un'operazione dei finanzieri dei comandi provinciali della Guardia di finanza di Firenze e di Teramo, conclusasi con un sequestro preventivo, anche per equivalente, fino alla concorrenza di 17.608.680 euro nei confronti di cinque persone gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, ricettazione e autoriciclaggio.
Il provvedimento cautelare reale è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze, in accoglimento delle richieste avanzate dal pubblico ministero della Procura toscana. Alle contestazioni si aggiunge l'aggravante del danno patrimoniale di rilevante entità, prevista dall'articolo 61, numero 7, del codice penale.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli indagati avrebbero dapprima reperito tutta la documentazione fiscale e tecnico-amministrativa relativa ai lavori di ristrutturazione realmente eseguiti presso i due condomini tranesi: fatture, certificazioni, asseverazioni per l'efficientamento energetico e la riduzione del rischio sismico, il contratto d'appalto, i titoli abilitativi e la comunicazione all'Enea, oltre a ogni altro documento previsto dalla normativa vigente.
Quella documentazione autentica sarebbe poi stata utilizzata come base per un'operazione di sostituzione: sfruttando alcuni schermi societari con sede in Toscana, in Abruzzo e in Puglia, gli indagati avrebbero attribuito a queste ultime l'esecuzione dei lavori e, di conseguenza, la titolarità formale delle agevolazioni fiscali. Il meccanismo prevedeva la falsificazione della documentazione mediante la sostituzione materiale dell'effettiva società esecutrice - quella che aveva davvero lavorato a Trani - con l'intestazione delle società fittizie, trasformando così un cantiere vero in una serie di cantieri fantasma. Su questa base, gli indagati avrebbero richiesto crediti d'imposta inesistenti per un valore complessivo di circa cento milioni di euro.
Vista la significativa entità della frode e la necessità di intervenire tempestivamente per scongiurare il danno alle casse erariali, l'attività investigativa si è sviluppata su un doppio binario, quello della prevenzione e quello della repressione.
Trentacinque milioni di euro di crediti falsi erano già stati intercettati fin da subito dal sistema di prevenzione informatico dell'Agenzia delle entrate, che ne aveva bloccato la formazione fin dall'origine. Ulteriori trenta milioni di euro, ancora giacenti nei cassetti fiscali delle società schermo e non ancora oggetto di cessione o compensazione, sono stati sottoposti a sequestro d'urgenza su richiesta delle Procure di Firenze e di Teramo.
Quanto alla restante quota dei crediti fittizi - con un valore nominale di circa trenta milioni di euro, già venduti dagli indagati per un valore effettivo di circa venti milioni di euro a soggetti terzi ignari della loro natura fittizia, fra cui banche e altri operatori economici - nella giornata di oggi i finanzieri delegati dalla Procura hanno svolto perquisizioni e sequestri, anche per equivalente, su immobili, quote societarie e disponibilità liquide riconducibili agli indagati.
Le indagini patrimoniali, condotte sia a livello nazionale sia internazionale con il supporto dei canali di cooperazione di polizia e giudiziaria riconducibili a Eurojust, hanno permesso di ricostruire le attività di riciclaggio e autoriciclaggio messe in atto per occultare il profitto del reato in diversi Paesi dell'Unione europea, fra cui Lituania, Olanda e Slovacchia.
