«La maggioranza di centrosinistra al Comune di Trani tenta la fuga dal confronto democratico e blocca illegittimamente le istituzioni». È la presa di posizione dei consiglieri comunali di opposizione - Forza Italia, Fratelli d'Italia, Lista Guarriello e Trani Libera - dopo che la Conferenza dei capigruppo ha deciso, a maggioranza, il rinvio a data da destinarsi delle sedute consiliari già convocate per domani, mercoledì 30 settembre, e per giovedì 1° ottobre. Il centrodestra ha già inoltrato una segnalazione urgente al prefetto della provincia di Barletta-Andria-Trani, chiedendo che il presidente del Consiglio comunale venga diffidato dal dare seguito a quella decisione e che le due sedute si svolgano regolarmente.
LA DECISIONE DEI CAPIGRUPPO
La riunione si è tenuta ieri, lunedì 28 settembre, e ha fatto saltare un calendario dai contenuti tutt'altro che secondari. La seduta di domani sarebbe stata dedicata alle interrogazioni, il cosiddetto question time; quella di giovedì al dimensionamento della rete scolastica cittadina, tema sul quale le minoranze avevano depositato una formale richiesta di convocazione sottoscritta da oltre un quinto dei consiglieri, oltre che ad alcuni atti di natura economico-finanziaria.
Il tutto nel pieno della crisi apertasi con le dimissioni del sindaco, Marco Galiano, presentate il 25 settembre e accompagnate da accuse di ingerenze e pressioni di partito. Dimissioni che, come prevede il Testo unico degli enti locali, diventeranno efficaci soltanto dopo venti giorni, periodo durante il quale il Consiglio comunale resta pienamente in carica e nell'esercizio delle proprie funzioni.
«Una decisione presa al solo scopo di congelare il dibattito sulla profonda crisi politica esplosa dopo le dimissioni del sindaco - sostengono i consiglieri di opposizione - dimenticando, forse, che l'amministrazione è ancora in carica e che la città aspetta risposte su tante questioni oggetto dei prossimi consigli comunali».
LE RAGIONI DELL'OPPOSIZIONE
Le contestazioni poggiano su due argomenti. Il primo riguarda la seduta sul dimensionamento scolastico: il Tuel impone al presidente del Consiglio di riunire l'assemblea entro venti giorni dalla richiesta di un quinto dei consiglieri, e secondo le minoranze si tratta di un obbligo tassativo, al quale non si può derogare per ragioni di opportunità politica.
Il secondo investe il ruolo stesso della Conferenza dei capigruppo, che a detta dell'opposizione ha una funzione meramente consultiva e di programmazione dei lavori, e non può dunque sopprimere o rinviare una seduta già formalmente convocata. A sostegno di questa tesi, i consiglieri richiamano la giurisprudenza amministrativa e un parere del ministero dell'Interno del marzo 2024, secondo il quale, una volta perfezionata la convocazione, qualsiasi rinvio richiederebbe l'unanimità dei consensi. «La contrarietà dell'opposizione - si legge nella nota diffusa dai quattro gruppi - rende nullo e autoritario qualsiasi slittamento imposto a maggioranza».
GLI ATTI A RISCHIO
Non c'è soltanto la questione politica. Nell'ordine del giorno della seduta di giovedì figurano infatti due riconoscimenti di debiti fuori bilancio: il primo derivante da sentenze esecutive, con liquidazione da effettuarsi entro il 6 novembre, il secondo legato a servizi sociali ritenuti indifferibili. Secondo le minoranze, lo stop ai lavori rischia di esporre il Comune a pignoramenti, aggravi di spesa e a un potenziale danno erariale.
LA RICHIESTA AL PREFETTO
Da qui la segnalazione indirizzata al prefetto e, per conoscenza, al presidente del Consiglio comunale e al segretario generale dell'ente. Due le richieste: diffidare il presidente dell'assemblea dal dare seguito a determinazioni assunte a maggioranza e ripristinare la regolare tenuta delle sedute del 30 settembre e del 1° ottobre, garantendo le prerogative di controllo e di voto delle minoranze, la continuità amministrativa e la salvaguardia degli equilibri di bilancio.
