Palazzo delle Arti Beltrani, nell’ambito del ciclo di eventi dei “Salotti letterari”, ha fatto da palcoscenico alla prima presentazione nazionale dell’opera “Le ceneri di Pasolini”, di Cosimo Damiano Damato con Pierpaolo Capovilla.
Pubblicato da Alberti Editore, il libro è apparso sugli scaffali delle librerie il 2 novembre, giorno della morte di Pier Paolo Pasolini, assassinato all’età di 53 anni, nel 1975, nella periferia di Ostia. Ed è uscito, inoltre, in concomitanza con la riapertura, 51 anni dopo, delle indagini per l’omicidio dell’intellettuale, caso che sarà riesaminato sulla base di una nuova possibile testimonianza e di immagini di un telegiornale dell’epoca.
Cosimo Damiano Damato, poeta, drammaturgo, sceneggiatore, regista e narratore teatrale, con questa sua opera cerca di ricreare un pellegrinaggio ideale e reale, ma anche poetico e civile, che dalla tomba di Gramsci nel Cimitero Acattolico di Roma giunge fino alla tomba di Pier Paolo Pasolini a Casarsa della Delizia, nel Friuli.
È questo un pellegrinaggio che, in qualche modo, ha fatto lo stesso autore. L’idea de “Le ceneri di Pasolini”, infatti, nasce nella mente di Damato di fronte alla tomba di Gramsci, dove si era recato per ricevere la sua “benedizione” per l’imminente tour per l’uscita del suo romanzo “Nessuna grazia. Gramsci e Pertini”. Ma quest’idea matura concretamente solo quando l’autore va a fare visita alla tomba di Pasolini a Casarsa delle Delizie, dove entra anche in contatto con molte storie riguardanti la vita dell’intellettuale.
Quello che viene presentato nelle pagine de “Le ceneri di Pasolini” è un pellegrinaggio durante il quale il lettore incontra voci di personaggi anche lontani tra loro, come lo stesso Gramsci, ma anche Cristo, Bob Dylan, Fabrizio De Andrè, David Lynch e molti altri.
Voci che si intrecciano con questioni di profonda attualità. È qui, infatti, che Damato ci fa quasi toccare con mano le ferite fisiche e psicologiche provocate dalle guerre. È con le sue parole che ci fa attraversare il Mediterraneo, quel mare che è sempre lo stesso da migliaia di anni, ma che oggi ci porta tutti i dolori del mondo e i lamenti delle madri. È grazie a questa sua opera che ci mette davanti agli occhi, in tutta la loro concretezza, le disuguaglianze, gli scontri, le lotte degli studenti e tutte quelle forme in cui si mostra l’indifferenza nella nostra società.
L’eredità di Pier Paolo Pasolini diventa qui, quindi, il mezzo attraverso cui portare il lettore a riflettere sulle responsabilità della cultura odierna e sulla necessità di non rinunciare al pensiero critico. Perché è stato proprio grazie al suo pensiero critico che Pasolini ha saputo denunciare le contraddizioni del potere ed è riuscito a dare voce anche agli esclusi.
In questo modo, Damato permette a uno dei maggiori intellettuali del Novecento di non essere più solo visto come memoria letteraria, ma di diventare anche un elemento fondante e fondamentale per interrogare il presente e denunciare un mondo che non va e una modernità che, in realtà, dà segnali di regressione verso il passato.
E quest’opera, razionale e fortemente scomoda, come allude lo stesso suo titolo, cerca di far rinascere la società di oggi dalle sue ceneri, individuandone ciò che non va e puntando a migliorarlo.
Durante la presentazione, tra le mura in pietra del Palazzo delle Arti Beltrani, le parole de “Le ceneri di Pasolini” riecheggiano, colpendo, spesso anche senza delicatezza, le coscienze della platea di ascoltatori, di quelli che lo stesso Damato definisce compagni di viaggio. Un viaggio che ripercorre alcuni pezzi salienti del suo poema, costruito come una sorta di dialogo tra le “bestemmie” del cantautore Pierpaolo Capovilla, che ha collaborato appunto alla realizzazione dell’opera, e gli atti di Damato. Le prime, che richiamano il titolo che lo stesso Pasolini avrebbe voluto dare alla raccolta completa delle sue poesie, sono vere e proprie invettive contro il capitalismo, la guerra, il razzismo, il conformismo, che affermano il valore della poesia come gesto politico, come forma di resistenza e strumento di denuncia in mano agli esclusi. I secondi si rivolgono direttamente a Pasolini, in un intreccio tra memoria pubblica e vita privata, cogliendo anche le contraddizioni dell’intellettuale, da sempre combattuto tra sacro e dissacrazione, tra amore e rabbia, tra speranza e disperazione.
Attraverso la lettura di alcuni passaggi dell’opera da parte dell’attrice pugliese Agata Paradiso e dello stesso Cosimo Damiano Damato, questa prima presentazione nazionale del libro si è trasformata così in un’occasione di incontro e riflessione, nella quale la parola poetica ha ritrovato la propria forza di denuncia e di provocazione. Una riflessione che non si esaurisce tra le pagine del libro, né si ferma alla memoria di Pasolini, ma che invita ciascun lettore a interrogarsi sul presente e sulle responsabilità individuali e collettive.
Perché, come suggerisce lo stesso poema de “Le ceneri di Pasolini”, ricordare un intellettuale non significa soltanto custodirne l’eredità, ma avere anche il coraggio di raccoglierne le battaglie e continuare a porre domande scomode al proprio tempo.
Claudia Monterisi








